Attualità Allarme degli studiosi

Il problema dei tamponi falsi negativi. Il tampone nelle feci svela Virus

L'attendibilità del tampone è del 70%

Tampone negativo, c'è da fidarsi? Uno studio svolto dai ricercatori cinesi nella città di Wuhan ne mette in dubbio l’affidabilità. Il guaio è che l’analisi può restituire un risultato inattendibile a causa dei “falsi negativi”, situazioni nelle quali l’esito del test esclude il contagio, mentre invece il paziente ha il virus in circolo nell'organismo. Studiosi e clinici in tutto il mondo stanno cercando di comprendere la dimensione del fenomeno. Il problema di tutela della salute pubblica è delicatissimo: i soggetti cui viene riferita la negatività al tampone tendono a non prendere precauzioni, in molti casi tornano al lavoro, escono di casa. E, ignari di essere infetti, continuano a contagiare le persone intorno a loro.

Negli Stati Uniti i sanitari si sono trovati di fronte a pazienti con tamponi negativi, ma che presentavano i sintomi tipici della malattia da Covid-19, come impegno polmonare confermato dagli esami radiologici e febbre persistente.

L’attenzione si è quindi spostata sull’affidabilità dei test oro-faringei attualmente in uso. Si è scoperto uno studio cinese condotto in febbraio su mille pazienti e pubblicato sulla rivista scientifica “Radiology”, che ha dimostrato come il tampone restituisse un «falso negativo» in circa il 33% dei casi. In assenza di dati scientifici consolidati, o di studi su una platea più vasta, si va consolidando oltreoceano la convinzione che i test attualmente in uso per scoprire l’infezione da coronavirus abbiano una percentuale di affidabilità intorno al 70%, nettamente inferiore a quella che di solito ci si attende da queste procedure.

Studio rivela: «Il virus può restare nella saliva e nelle feci dei pazienti guariti»

Il coronavirus potrebbe restare, almeno in alcuni casi, in saliva e feci di pazienti guariti, anche quando il tampone per la diagnosi risulta negativo. Lo rivela una ricerca pubblicata sugli Annals of Internal Medicine e condotta presso l'ospedale di Pechino Ditan Hospital, Capital Medical University. Questo tipo di studi ha importanti implicazioni pratiche, perché potrebbe orientare verso misure di isolamento più durature anche quando il tampone (faringeo) effettuato su un paziente si è negativizzato.

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Gli esperti hanno analizzato campioni di saliva e feci di 133 pazienti ricoverati nell'ospedale cinese alla ricerca della presenza del virus, anche dopo che i pazienti sono risultati negativi al tampone diagnostico. Per 22 dei pazienti coinvolti l'esame di feci e saliva è risultato positivo (virus presente) anche dopo 39 e 13 giorni rispettivamente dal tampone negativo. Lo studio andrà ripetuto su un campione più ampio di pazienti e soprattutto si dovrà indagare se i guariti con virus che permane in feci e saliva siano ancora contagiosi.