Economia Ragusa

Coronavirus: a Ragusa è boom di richieste cassa integrazione

Qualche centinaio i lavoratori interessati al momento dalla pausa lavorativa

Ragusa - Dagli studi di consulenza ai produttori di servizi informatici, turismo e ristorazione: l’impresa che da un giorno all’altro ha dovuto spegnere i terminali, abbassare le saracinesche e mettere a riposo i lavoratori, chiede aiuto allo Stato. Esiste la pandemia sanitaria e c’è pure quella economica, dei servizi, del terziario e della produzione di beni di consumo. Migliaia le richieste di ammortizzatore sociale in deroga e ordinario in tutta la Sicilia: così le aziende affrontano l’emergenza dovuta al crollo dei mercati, vittime anche del lock-down che ha imposto un #tuittiacasa senza se e senza ma, che dal punto di vista sanitario sta dando, lo ammettiamo, anche i suoi risultati. L’economia reale, però, soffre. C’è un crollo marcato delle ore lavorate. Nel mondo sono a rischio 4 posti di lavoro su 5.

Anche a Ragusa la situazione non è delle più floride. Le aziende della metalmeccanica, per esempio, quelle del comparto chimico per l’agricoltura e quelle del riciclo plastica, soffrono. Sono solamente alcuni settori, ma il vero indirizzo è che la piccola industria ragusana continua a registrare non poche tribolazioni per il momento, e sceglie di fermare le produzioni e collocare i dipendenti in cassa integrazione. A nulla è servito il decreto del 22 marzo scorso a firma del Presidente del Consiglio dei Ministri per la continuità produttiva di alcuni settori, tra i quali anche quelli della chimica per agricoltura e del riciclo plastica, annoverati tra i pubblici ed essenziali. Crollo dei mercati, timore nel programmare il futuro prossimo, cautela negli investimenti: per le aziende ragusane del settore la crisi è appena iniziata. A queste tre motivazioni aggiungiamo anche una buona mancanza di liquidità assieme alla impossibilità di soddisfare in pieno il protocollo sanitario imposto dal Governo per dare continuità alle produzioni: sono segnali di sofferenza di tutto un comparto, determinante, da sempre, per il prodotto interno lordo della provincia di Ragusa. Qualche centinaio i lavoratori interessati al momento dalla pausa lavorativa con ammortizzatore sociale nel solo settore della piccola industria e del manifatturiero, per una partita di reddito di qualche milione di euro che circolerà in meno rispetto alle mensilità percepite in busta paga nei mesi di marzo e aprile del 2019. Ma la cassa integrazione guadagni non è vista solo ed esclusivamente come paracadute per le retribuzioni dei lavoratori, ma servita anche come pillola di trasparenza per far uscire dal sommerso tutte quelle piccole aziende in attività che operavano, magari nella legalità, ma anonime fino a oggi.

Il meccanismo della CIGO con causale COVID 19 e pagamento diretto da parte di INPS sembrerebbe una buona notizia per le aziende che vedono drastici cali di liquidità, ma rischia di gonfiare una grande bolla di criticità nei rapporti con il personale. I lavoratori infatti possono ritrovarsi da un giorno all’altro chiusi all’interno di una vera trappola. L’Istituto previdenziale, infatti, deve raccogliere le domande, aspettare che le aziende effettuino i calcoli di ciò che sarà dovuto ai dipendenti, ricevere i dati e fare i bonifici direttamente ai lavoratori. Anche se saranno attivati meccanismi di urgenza, anche se gli studi di consulenza saranno veloci più della luce nella imputazione dei dati utili al saldo mensile delle retribuzioni, i lavoratori rischiano di stare senza stipendio non si sa per quanti giorni. Che poi, tradotto, significherebbe: crollo dei consumi e famiglie in disagio.

Tiene, invece, la media e grande industria ragusana del settore chimico e della gomma plastica, settori essenziali per il packaging di alimentari, prodotti medicali e di larghissimo consumo.


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