Economia Dopo la Pandemia

Coronavirus, 5 modi per ripartire. Aziende, sopravvivere nella Fase 2

Il suo progetto per Fondazione Aldini Valeriani di Bologna

Bologna - Un noto e buffo Maestro dei Cartoons ci ha insegnato che: “Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono...per questo si chiama presente!" (Maestro Oogway, nel film Kung Fu Panda).

Rossella Fava, responsabile del progetto “Servizi di Facilitazione di Team-Work e di meeting in remoto” per Fondazione Aldini Valeriani a Bologna (Scuola di Industrial Management di Confindustria Emilia Area centro), Associated Certified Coach di International Coach Federation e facilitatrice diplomata preso la scuola Asterys Lab di Roma, vive e opera a Bologna. Rientrata in sede appena prima della chiusura delle frontiere, dopo avere dedicato gli ultimi mesi ad un progetto internazionale di sviluppo in ambito soft skills, managerialità e comunicazione organizzativa per una importante multinazionale italiana del comparto energia rinnovabili in Sudafrica, Australia, India e Russia, parla agli imprenditori che cercano la strada per la ripresa dopo il lockdown.

“Il ritorno alla normalità? Non esiste. Il futuro è VUCA (volatile, incerto, complesso, ambiguo) e come tale non ha senso l’approccio predittivo.” Ma in questo momento, ogni manager, ogni imprenditore, ogni team leader, ogni responsabile nelle organizzazioni può contribuire a dare una forma nuova alla vita aziendale che verrà, scegliendo di “creare senso, offrire una direzione, mantenersi empatico” (Jacqueline e Milton Mayfield).

A questa leadership il facilitatore come professionista e la facilitazione come metodologia, possono offrire il supporto più idoneo per trasformare la percezione delle persone da crisi-perdita-paura, a senso-progetto-fiducia”. La pandemia di Covid 19 e il conseguente lockdown hanno messo in ginocchio in modo drammatico le imprese italiane. Il centro studi di Confindustria in un recente rapporto stimava una perdita sul PIL del 10% nel primo semestre e del 6% per l’intero 2020 se si fosse verificato da metà aprile un progressivo ritorno alla normalità, ma con un preciso avvertimento: ogni settimana di ritardo sulla ripresa delle attività avrebbe determinato un ulteriore -0,75% sul PIL. Da ciò risulta evidente l’impatto di ogni giornata persa o guadagnata in termini di competitività del sistema Italia e l’urgenza improrogabile, compatibilmente alla tutela della salute, della riapertura delle imprese.

La velocità di reazione del sistema e della singola azienda rappresenta il parametro determinante per accertare le possibilità di sopravvivenza di entrambi.
Le opzioni di salvataggio che ogni impresa può scegliere sono sempre meno quanto più tempo passa, mentre i clienti si rivolgono altrove, i contratti di lavoro non vengono rinnovati, le strozzature finanziarie costringono a tattiche di sopravvivenza e impediscono di ripensare le strategie per il medio e il lungo periodo.

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Eppure, come afferma in un articolo di pochi giorni fa sul Sole 24 ore Andrea Porcu: “Un’emergenza (...) con un orizzonte di risoluzione completa di molti mesi (parlo della vita delle aziende in genere, non dell’epidemia in Italia) non può essere vissuta solo come una crisi. Deve adeguare comportamenti e scelte a schemi di resilienza che consentano la sostenibilità su un periodo non breve per il proprio business: non va assorbito un urto, ma una pressione forte e costante di mesi (...)”. 

LA COMPLESSITÀ DELLA GESTIONE ECCEZIONALE COME NUOVA NORMALITÀ

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“Con imprescindibile empatia nei confronti della sofferenza che ancora caratterizza questo contesto, con cui dovremo convivere molti mesi, chi ha la responsabilità d’impresa deve guardare alla competitività dell’entità economica che gestisce, insieme alla sicurezza e alla motivazione dei propri collaboratori” - spiega Rossella Fava.

RESPONSABILITÀ

“Spostiamo il focus dalla resilienza del tessuto produttivo come effetto desiderato alle modalità di gestione contingente della vita aziendale, come unico strumento che può determinare tale effetto. Qual è la responsabilità specifica, il compito distintivo, dell’executive manager?  E’ quello di valutare i fatti nel proprio contesto di mercato, con i propri vincoli organizzativi, economici, di relazione (stakeholders) e prendere le migliori decisioni possibili oggi, per il salvataggio nel breve periodo e la ridefinizione della strategia di lungo periodo”, dice la coach, che vive e opera a Bologna e in Emilia-Romagna.

“Ha bisogno di avere continuamente il polso della situazione fuori e dentro l’azienda, valutare le risorse ancora disponibili, ottenere le informazioni cruciali per la sua realtà in maniera tempestiva, esplorare percorsi e ipotizzare opzioni con il proprio team, individuare le tempistiche più efficaci per porre in essere gli interventi, definire criteri di opportunità per questi interventi mettendo a valore tutta l’intelligenza collettiva della propria organizzazione”. 

COME PUOI FARLO

“Mai in questo momento e ancora per alcuni mesi, se consideriamo le modalità di diffusione del contagio - incubazione molto lunga, frequente asintomaticità, facile trasferimento, positività persistente dopo la scomparsa dei sintomi, variabilità degli stessi - le persone rientreranno solo parzialmente nei posti di lavoro, rispettando turni e continuando ancora per settimane a partecipare alla vita aziendale dalla propria casa”, dice Fava.

“Nel frattempo, se da una parte non si ferma la ricerca sui big data relativi a risparmi consentiti dall’applicazione massiva dello smart working, dall’altra i lavoratori si stanno rendendo conto degli impatti spesso positivi, in termini economici e di efficienza, della possibilità di lavorare da casa. Queste due considerazioni potrebbero consolidare la scelta di mantenere una quota elevata del personale in modalità di smart working anche quando la fase di emergenza si starà avviando al proprio termine”. Ad oggi però sono ancora pochi gli imprenditori delle PMI italiane e i loro manager che si trovano perfettamente a proprio agio nel gestire i collaboratori nella modalità a distanza.

Se la tendenza è quella di replicare le modalità tradizionali di confronto e condivisione di informazioni per la risoluzione di problemi e presa di decisioni anche sulle piattaforme di remote working come Teams, Zoom, WebeEx, Meet ecc con estenuanti riunioni in video è anche perché in Italia non sono ancora molto diffuse la cultura e la metodologia di facilitazione delle riunioni e dei team. Esistono tecniche consolidate da tempo, utilizzate ad esempio nelle aziende multinazionali,  che permettono di conferire al lavoro di squadra a distanza una efficacia esponenziale, rendendolo insieme più agevole, più confortevole per le persone coinvolte.

Questo cambiamento si realizza concretamente non solo con tecnologie e piattaforme ma soprattutto abbracciando un mindset differente e ripensando alcuni processi.
Se, nelle attuali circostanze, il supporto di un facilitatore professionista può catalizzare e accelerare il lavoro da remoto, nel medio termine l’adozione di un atteggiamento di “smart trust” (Smart Trust: Creating Prosperity, Energy, and Joy in a Low-Trust World – M.r. Covey, Greg Link) da parte del management o della proprietà di una azienda potrà
produrre nuova socializzazione e valori, creare nuove e migliori relazioni all’interno dell’azienda e con gli stakeholders a tutti i livelli e condurre, nel lungo periodo, all’adozione di modelli organizzativi vincenti, perché più adeguati alle sfide della contemporaneità.

“In quanto coach e facilitatrice -conclude Fava- sento oggi la responsabilità di contribuire a immaginare il futuro del tessuto produttivo italiano e dare supporto a imprenditori e manager verso lo sviluppo delle nuove facoltà VUCA: visione, comprensione (understanding) chiarezza, agilità che la contemporaneità post Covid richiede all’impresa".


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