Lettere in redazione Ragusa

Una riflessione sui mancati guariti in Provincia di Ragusa

Riceviamo e pubblichiamo

Ragusa - Spett. Redazione,
alla fine, dopo qualche tentennamento, mi ritrovo a scrivervi queste mie riflessioni che probabilmente sono comuni a molti dei vostri lettori.
Da giorni mi chiedo come mai il numero dei guariti in provincia di Ragusa è sempre stabile ed ancorato ai soli dimessi dall'Ospedale
Maggiore di Modica, nella fattispecie sei, ma mai nessuna unità si è aggiunta dai positivi non ricoverati, differententemente da quanto succede nel resto d'Italia o delle altre province siciliane.
Dovendo necessariamente trarre delle deduzioni dai numeri, potrei formulare un paio di ipotesi: o siamo una provincia in cui il virus è particolarmente resiliente rispetto al resto d'Italia oppure non vengono effettuati i tamponi ai positivi domiciliari per verificarne la guarigione (o comunque non arrivano i risultati).
Scartando la prima delle due per non cadere in banali questioni legati alla "razza iblea", ritengo che poco sia stato fatto per scartare la
seconda ipotesi, e cioè la tempestività e la pervasività nell'effettuare i tamponi alla popolazione dei positivi ristretti presso le proprie abitazioni. Pratica, questa, molto pericolosa come dimostrato dal caso Lombardia, dove il taglio alla medicina di base e territoriale ha
provocato la carneficina soprattutto dei propri anziani, a differenza del Veneto dove, invece, per motivi opposti, l'impatto dell'epidemia è stato molto meglio contenuto dal sistema regionale proprio per la capillare capacità di intervenire al di fuori delle strutture ospedaliere.
Mi viene il sospetto che, alla fine, siamo stati baciati dalla fortuna di aver avuto una risposta molto responsabile da parte dei cittadini della provincia iblea che ha permesso di evitare eventuali sviluppi fuori controllo dell'epidemia nel territorio che, ribadisco, numeri alla mano, sembra essere monitorato in maniera non efficiente.
Ben felice di essere smentito,