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Lo scudetto del coronavirus alla Juventus?

Il 5 maggio

Lo scudetto del coronavirus alla Juventus?

I numeri della pandemia in Italia continuano a scendere. Lo testimoniano i dati raccolti in questa ultima settimana dall’ISS. Aumentano i guariti e calano i positivi ai tamponi. Meno ricoveri. Meno intensive. Un po’ di respiro per il popolo italiano dopo 45 giorni di una guerra combattuta tutta in prima linea.
I motivi sono due, o il lock-down ha funzionato oppure il virus è divenuto meno aggressivo rispetto all’impeto iniziale. Fatto sta che la gente, ancora rinchiusa in casa, è molto più serena rispetto alle idi del marzo scorso.
Questo è il diritto, se vogliamo usare la metafora del tennis per compicciare questa notizia.
Ma dobbiamo parlare pure del rovescio, altrimenti la partita di scrittura è incompleta.
Il Governo allenta la morsa del lock-down, molte realtà imprenditoriali il 4 maggio se non prima riaccenderanno i motori e c’è qualcuno che ha pensato pure di far ripartire il campionato di calcio, giocando a porte chiuse?
Come se fosse un servizio essenziale, ma essenziale, lo sappiamo tutti, il calcio non è.
E poi diciamocela in sincerità, il calcio giocato a porte chiuse non è calcio, è fanta calcio. O meglio, è quanto di più falsato possa esistere in uno sport che vive di pubblico negli stadi e per il pubblico degli stadi. Vedere in Tv una partita giocata senza pubblico? Troppo angosciante. Più triste di un torneo di bocce giocato per soli soci nei cortili dei dopolavoro statali.

Ma come si fa, inoltre a dare il via libera al circo delle partite di pallone proprio il 4, quando il 5 maggio, lo sappiamo tutti, nel calcio giocato, ma anche in quello discusso nei bar, è data di grandi imprese?
Vi ricordate l’Inter che aveva già lo scudetto tatuato sulla maglia e nel 2002, proprio nella data di manzoniana memoria va a perdere a Roma contro la Lazio, ultima partita di campionato, regalando lo scudetto alla Juventus di Lippi?
Ma la politica a tutto questo non ci pensa?
Novanta minuti sono bastati al calcio in quel benedetto, si fa per dire, 5 di maggio per offrire polvere e altare a due pezzi d’Italia divisa dal tifo del pallone. Ma è veramente necessario far ripartire subito anche il calcio?


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