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Impressioni sul flop del concertone del Primo Maggio

Ha senso suonare a porte chiuse?

Roma - Il concerto del primo maggio su Rai Tre? Un Flop, e non basteranno le esibizioni della Nannini e Vasco Rossi a far alzare la temperatura degli ascolti.
La domanda che dobbiamo sempre farci è questa: ha senso suonare a porte chiuse? I concerti si danno per un pubblico in presenza, non in assenza di pubblico. Nel concerto dal vivo c’è un accordo, un patto suggellato dall’artista con la sua gente di riferimento. L’intesa, ecco, si chiama intesa il patto tra il cantante e il pubblico, ed è proprio ciò che stasera è venuta a mancare facendo esibire i cantanti in diretta TV per omaggiare la festa del lavoro. In diretta Tv, ma non dal vivo. Che sia chiaro questo concetto.
Il concerto del Primo Maggio è altra cosa. Tutt’altra cosa: forse sarebbe stato più opportuno relegare il concertone ai ricordi di ciò che è stato, di ciò che ha rappresentato per intere generazioni negli ultimi vent’anni e non per quello avrebbe potuto essere oggi, se solo fosse stato un oggi normale, che normale, lo sappiamo tutti, non è.

La misura poetica di ciò che non abbiamo visto in Tv ce la regala Pavese, nella Luna e i falò: certe mattine di bel sole era aperta la vetrata, e la voce del piano usciva sul terrazzo in mezzo ai tigli. Lì dove il poeta sentiva un pianoforte suonare un’aria malinconica senza poter vedere in faccia l’artista.
L’Italia invasa dal nemico invisibile che ha fatto già 30.000 morti non sente il bisogno di cedere alla malinconia. L’italia, oggi, ha bisogno di riappropriarsi della propria vita spericolata, come quella che cantava il signor Rossi, quella la vita normale e anche piena di guai.
E il concerto piccolo piccolo del primo maggio è stato solo una retta tracciata sul piano di una malinconia infinita, senza tempo, senza luogo, senza mai.


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