Economia Milano

Alessandro Borghese: coi miei ristoranti posso resistere un mese

A Roma un ristorante su cinque rischia di non riaprire

Milano - 64 dipendenti cui ha anticipato di tasca propria la cassa integrazione. Alessandro Borghese (San Francisco, California, 1976) ha attività di catering, un’agenzia di consulenza, un pastificio e il ristorante di fine dining a Milano, «il lusso della semplicità». «Lo Stato, con la sua assenza, sta radendo al suolo la ristorazione italiana. Non solo manca sostegno economico a un settore che è il fiore all’occhiello del Paese, ma anche le regole per iniziare a progettare la ripartenza non ci sono».

«Ora siamo fermi. È tutto chiuso. E sto anticipando l’assegno della cassa integrazione ai miei 64 collaboratori: non potevo permettere attendessero mesi prima dell’arrivo dei fondi a causa della burocrazia. Ma così non si può resistere a lungo». Quanto? «Un altro mese. Se le cose non si smuovono dovrò decidere cosa fare con il personale, le spese d’affitto e le bollette. Ma è un’evenienza in cui spero di non dovermi trovare».

«Penso a quelli che vivono degli incassi di bistrot, trattorie e osterie, soprattutto in provincia. Sono molto preoccupato per loro… alcuni hanno già chiuso, tanti altri lo stanno per fare». Persino a Roma un’attività su 5 potrebbe non riaprire secondo le stime della Cna della Capitale. «s+Servirebbero finanziamenti a fondo perduto, anche perché ci vorrà tempo prima che i ristoranti tornino a riempirsi. Se sarà di due metri il mio ristorante passerà da 95 coperti a 65. Ancora sostenibile. Se dovesse essere di più – in questi giorni è stato ipotizzato anche 4 metri – dovrò ripensare del tutto l’attività e in qualche maniera farò, ma tantissimi ristoratori non saranno nelle condizioni di riaprire», conclude lo chef.