Benessere Coronavirus

Sarà obbligatorio sanificare o meno gli abiti provati in un negozio?

Dal 18 maggio riaprono i negozi di abbigliamento

Sarà obbligatorio sanificare o meno gli abiti provati in un negozio?

Fase 2 . Il 18 Maggio riapriranno parrucchieri, bar e ristoranti e i negozi di abbigliamento: in tutti i casi, bisognerà seguire regole simili a quelle già oggi applicate nei negozi rimasti aperti come gli alimentari. Quindi, limitazioni al numero di clienti che possono entrare in base alla superficie del negozio, sanificazione, protezioni individuali, distanziamento sociale, dove possibile ingresso e uscita differenti. Ma non solo: a queste norme generali se ne aggiungeranno altre modulate in base alle specifiche attività. I negozi di abbigliamento dovranno sanificare gli abiti ogni volta che vengono provati? Sembra essere questo il dilemma che accompagna la prossima riapertura dei negozi di abbigliamento, fissata oramai per giorno 18 Maggio. Ma è obbligatorio o no sanificare gli abiti provati in un negozio?

L’esempio della Cina
Possiamo guardare all'esempio della Cina dove i negozi, soprattutto, le grandi griffe del lusso hanno già aperto i battenti. Come scrive Il Sole 24 Ore, le regole da rispettare sono severe: le autorità governative impongono ai proprietari delle boutique di fornire mascherine ai dipendenti e controllare temperatura all'ingresso degli edifici o dei centri commerciali, occupandosi della sanificazione delle aree pubbliche. In negozio si devono fornire spray per sanificare le mani ed è obbligatorio l’uso di mascherine.

L’obbligo o meno di sanificare gli abiti provati in un negozio
Un’enigma per l’opinione pubblica mentre i rappresentanti delle imprese del settore non hanno dubbi: “Non c’è alcun obbligo perché non è stata dimostrata scientificamente la trasmissione del virus attraverso gli abiti” ha spiegato a Il Salvagente Massimo Torti, Segretario Generale di Federazione Moda Italia-Confcommercio, sottolineando la necessità di attenersi strettamente alle disposizioni del ministero della Salute per non diffondere paura oltre che notizie prive di fondamento scientifico. Il vero problema sta nel come trattare i capi: «Al momento non c’è alcuna prescrizione in materia. E la questione non è ancora emersa nemmeno nella commissione dei virologi» spiega Diego Pedrali, vicepresidente nazionale di Federmoda «Chiaro però che non si può pensare di sottoporre un qualsiasi capo una volta provato ad un procedimento del genere, diventerebbe impossibile lavorare».

Candeggina e alcol sui vestiti?
E in effetti, i negozi di bambini che hanno già aperto da qualche settimana, non applicano alcuna sanificazione (L’Allegato 5 del dpcm 10 aprile raccomanda per le attività commerciali anche pulizia e igiene ambientale, adeguata aerazione naturale, disponibilità di sistemi per la disinfezione delle mani, informazione per garantire il distanziamento dei clienti in fila per entrare e soprattutto l’utilizzo di mascherine nei luoghi o ambienti chiusi e dei guanti “usa e getta” ). Oviesse, la nota catena di abbigliamento, ad esempio, non permette di provare gli abiti in negozio ma lascia trenta giorni di tempo per il cambio promettendo di sanificare gli abiti che rientrano prima di rimetterli in vendita. Il ministero della Salute – aggiunge – nella circolare 5443 del 22 febbraio 2020 ha chiaramente indicato la candeggina e l’ipoclorito di sodio come le uniche sostanze da usare per eliminare il virus e va da sé che non possono essere utilizzate sugli abiti”. Altri prodotti e altre sostanze (il riferimento è all'ozono e alla radiazione con i raggi ultravioletti e con il vapore a 100 gradi ndr) non sono da ritenersi efficaci.

“D'altronde – continua il segretario – se fosse provata la trasmissione del virus attraverso gli abiti, questo dovrebbe valere anche per gli indumenti che indossiamo quando usciamo e il ministero della Salute avrebbe inserito la pratica tra quelle necessarie come è avvenuto, ad esempio, per l’utilizzo della mascherina nei locali privati aperti al pubblico: ciò non è stato e non vedo perché si dovrebbe prevedere una sanificazione degli abiti provati in magazzino con il rischio altissimo di rovinare irrimediabilmente i vestiti. La trasmissione del coronavirus avviene per via aerea e per questo è certamente indispensabile mantenere indosso la mascherina mentre si provano gli abiti oltre ad aver igienizzato le mani correttamente”.

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Entrate contingentate e santificazione degli ambienti
La riapertura avverrà “Rispettando le regole attualmente in vigore – spiega Torti – le previsioni normative attualmente in vigore riguardano la sola sanificazione del negozio (ex Circolare 5.443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute), con disinfettanti quali l’ipoclorito di sodio (0,1%) oppure etanolo al 75% e la pulizia e l’igiene ambientale con frequenza di almeno due volte giorno ed in funzione dell’orario di apertura. Ci deve essere nei locali una adeguata aerazione naturale e ricambio d’aria. Va effettuata la pulizia dei filtri dell’aria condizionata o, se necessaria, la revisione dell’impianto”.

Ricorda infine il segretario della Federazione moda italia l’obbligo di previsione di dispenser con ampia disponibilità e accessibilità a sistemi per la disinfezione delle mani con distributori di gel alcolici con una concentrazione di alcol al 60-85%. “In particolare, all'ingresso, vicino ai camerini, accanto a casse e sistemi di pagamento, tastiere, schermi touch”. E non va dimenticato l’utilizzo delle mascherine e le indispensabili raccomandazioni di lavarsi spesso le mani; mantenere distanza interpersonale di almeno un metro; evitare il contatto ravvicinato; evitare abbracci e strette di mano. Se il ministero – conclude Torti – prima della riapertura dei negozi emanerà nuove circolari che prevedono ulteriori pratiche di sanificazioni di cui si ha la prova dell’efficacia senza rovinare i tessuti, il settore si adeguerà alle nuove disposizioni. Dunque, come andrà a finire lo sapremo solo quando sarà reale l’apertura dei negozi. Nel frattempo, però, Nessuna sanificazione, dunque.


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