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Vaccino Coronavirus, Sanofi ha garantito prime dosi a Usa

La guerra dell'accaparramento

Roma - La chiamano la guerra dell'accaparramento. “Gli Stati Uniti avranno diritto all’ordinazione prioritaria più consistente, dal momento che hanno investito di più” ha annunciato all’agenzia Bloomberg il Ceo di Sanofi Paul Hudson. All’Europa e al resto del mondo saranno destinate le dosi rimanenti, ma solo dopo aver soddisfatto l’appetito statunitense. “Inaccettabile” ha gridato la sottosegretaria all’economia francese, Agnès Pannier-Runacher, proiettando la stessa pellicola vista a marzo in Germania. "Il vaccino contro il Covid deve essere un bene pubblico, il suo accesso sarà equo e universale" ha ribadito poco più tardi la Commissione Europea.

Ma la Sanofi, anziché ritrattare l’accordo con gli Usa come aveva fatto la CureVac, oggi ha rilanciato. I vaccini andranno anche all’Europa, se sarà “altrettanto efficace” nel finanziare gli studi per il vaccino. "In questo periodo gli americani sono efficaci - ha spiegato il presidente di Sanofi France, Olivier Bogillot – e anche l'Ue deve esserlo altrettanto, aiutandoci a mettere a disposizione molto rapidamente il vaccino". Gli Stati Uniti, ha proseguito il manager, “hanno già previsto di versare centinaia di migliaia di euro, mentre con le autorità europee siamo ancora a livello di pourparler”. Alla fine comunque, ha tagliato corto “ci saranno dosi sufficienti per tutti”.

Le dosi, in realtà, non saranno sufficienti per tutti. Almeno non subito. L’ultimo fra i vaccinati potrebbe essere immunizzato addirittura diversi anni dopo il primo. Spingendo a pieno ritmo tutte le fabbriche del mondo e rinunciando a qualunque altro vaccino, si arriverebbe a 5 miliardi di dosi all’anno. Ai 12-18 mesi necessari – secondo le previsioni più ottimistiche – per la messa a punto di un rimedio definitivo contro la pandemia, andrebbero aggiunti anche i tempi per la produzione e la distribuzione. Dei 110 gruppi al lavoro nel mondo, ognuno con un approccio tecnico diverso dall’altro, un terzo circa si trovano negli Usa, una quindicina in Europa e altrettanti in Cina. Chi prima otterrà l’immunizzazione, prima potrà riaprire la sua economia. E Pechino – in quella che il Financial Times definisce una nuova “corsa allo spazio” – è in testa alla gara, con quattro degli otto prototipi già in sperimentazione sull’uomo, l’esercito coinvolto nei test, dati positivi nelle scimmie, la promessa di iniziare la produzione su grandi numeri da luglio. Per il presidente Usa Trump si tratterebbe di uno scenario pre-elettorale disastroso.

“Piegare la curva del tempo” è l’obiettivo che si è data allora la Casa Bianca. Con l’operazione “warp speed” gli Stati Uniti hanno scelto 14 prototipi di vaccini e stanno spingendo al massimo per ottenere 300 milioni di dosi per gennaio 2021. Ovviamente, non verranno destinate all’esportazione. Washington intanto accusa la Cina non solo di aver fatto scappare il virus dal laboratorio di Wuhan, ma anche di spionaggio scientifico, attraverso atti di pirateria informatica ai danni degli scienziati americani che lavorano a farmaci e vaccini. A dirigere Warp Speed, Trump ha chiamato il generale Gustave Perna (l'idea di attingere dalle forze armate accomuna Washington e Pechino) e un ex manager dell’industria farmaceutica, Moncef Slaoui. Un mix che non garantisce altruismo.

“Vogliamo un vaccino di tutti. Non possiamo permetterci monopoli, cruda competizione o miope nazionalismo” protestano, con un appello del 14 maggio, 140 leader del mondo. I firmatari vengono soprattutto da paesi in via di sviluppo, guidati dal presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa, con adesioni dal Pakistan al Senegal. Gruppi non profit interazionale come Cepi o Gavi, nati per coordinare una risposta equa alle epidemie emergenti nel mondo, hanno raccolto una manciata di miliardi di dollari ciascuna. Ma ce ne vorranno centinaia e gli Stati Uniti ne hanno messi sul piatto già diverse decine. L’Europa, con una sorta di Telethon fra i governi del continente, è arrivata a 7,5 miliardi di euro, di cui 4 da destinare al vaccino, gli altri ai farmaci.