Cultura Alcamo

La Madonna Greca di Alcamo e il suo pittore

Perché alla Greca?

La Madonna Greca di Alcamo e il suo pittore

Scicli - Nell’ambito di una lunga ricerca sulla famiglia Bonincontro di Palermo originaria di Scicli mi sono imbattuto nella commissione della pala della “Madonna greca” oggi presente nella chiesa minorita di S. Maria del Gesù di Alcamo.
La pala com’è noto ritrae Fadrique Enríquez, almirante di Castiglia, e sua sposa Anna di Cabrera, contessa di Modica, in atteggiamento orante ai piedi della Madonna che ha in braccio un piccolo Bambino avvolto in fasce. Alle spalle dei conti la loro progenie e due santi di cui verosimilmente la coppia era particolarmente devota: san Benedetto e san Francesco d’Assisi.
Fadrique fu spiritualmente molto vicino ai Minori Osservanti ed è nota di Anna la grande devozione per san Benedetto.
La Madonna fu chiamata “alla greca” perché, secondo una discutibile ipotesi di Gioacchino Di Marzo, riportata da Antonio Cuccia nel suo saggio “La Madonna Greca di Alcamo. Un dipinto per Jacopo Siculo” la pettinatura di Anna riproduceva lo stile di pettinarsi delle donne di Piana degli Albanesi. Un’ipotesi campata in aria, a mio modesto avviso.
Fadrique è raffigurato con in mano il “pappafico”, un caratteristico copricapo di cui non si separava mai. Le dimensioni “minuscole” dell’uomo sulle quali spesso lui stesso amava ironizzare sono anche relativamente percepibili dalla pala.
Sul fatto che i donanti siano i Conti di Modica, dunque, non è ammesso più discutere.
Una grande azzuffata, invece, ha visto coinvolti critici d’arte, storici e appassionati vari di arte e storia circa i tempi dell’esecuzione della pala e l’eventuale pittore. Sull’attribuzione dell’opera esiste, infatti, una copiosa letteratura.
Sono state fatte le ipotesi più disparate, le più improponibili con grandi parallelismi transnazionali, scomodando fiamminghi, genovesi, umbri e lombardi. Dal Ruzzolone al pavese Pier Francesco Sacchi a Jacopo Siculo, ecc...
Nulla di tutto questo.
Come sempre le carte d’archivio si beffano dei critici d’arte più blasonati e delle loro pie e migliori intenzioni.
La grande pala fu commissionata dopo il 1555 a un pittore siciliano, rampollo di una famiglia di pittori che aveva gravitato intorno a importanti discepoli di Antonello da Messina. Artisti che si tramandavano di padre in figlio la loro arte.
La commissione non prevedeva solo l’esecuzione della Pala ma anche la decorazione della “cappella” dei conti di Modica in Alcamo nella quale verosimilmente il quadro avrebbe trovato la sua naturale e giusta collocazione. Per la pittura e la decorazione della chiesa all’artista fu riconosciuta una somma di onze quattrocento, spesa indicata a margine nel documento.
Il testamento di Fadrique, rogato il 13 maggio 1537 dal notaio Francisco Nuñez, così recitava riguardo a Alcamo:
“Jtem mando que si la capilla de n/ra señora santa maria de gracia que yo mande hazer en la my villa de alcamo en el dicho Reyno de seçilia no esta hecha que se haga y sy esta començada y no acabada que se acabe y si no se pudiere hazer alli porque cualquyer ympedimyento de hecho contrario al derecho se haga sola mysma a bocacion en el monesterio de santa maria de jhus de la mysma tierra y que den de limosna a los flayres del dicho monesterio veynte honzas para hornamentos de la dicha capilla y que si se hiziere o este hecha en la dicha villa de alcamo se de a la dicha capilla la renta que yo doy en cada un año como a mis testamentarios pareciere.” (v. Pellegrino Francesco, La Contea di Modica nei primi anni del Cinquecento/Storia di un giallo e di una contabilità ritrovata, Tras. n. 6, The Dead Artists Society, 2019).
Cioè Fadrique nel suo testamento prevedeva delle elemosine a favore della cappellina dedicata a S. Maria della Grazia che egli stesso aveva fatto erigere. Nell’eventualità che tale cappella, al tempo del testamento in costruzione, non fosse stata terminata o non potesse essere più portata a termine per motivi vari i destinatari dell’elemosina sarebbero stati comunque i frati del Convento di S. Maria del Gesù di Alcamo i quali avrebbero potuto spenderla in ornamenti per una cappella sempre dedicata alla Madonna della Grazia nella loro chiesa conventuale.
Il 25 marzo 1557 Fadrique junior Enríquez, figlio di Fernando il fratello del nostro Fadrique, si trovava ad Alcamo.
Fadrique junior visitava non solo la Contea di Modica ma anche i possedimenti siciliani, tra cui era Alcamo, che erano stati ereditati dal fratello Luigi I alla morte dello zio.
E’ dunque perfettamente ammissibile che nell’occasione di quella visita importante fossero state commissionate la pala e la decorazione della cappella dei conti di Modica, così come ordinato per testamento.
La pala d’altare raffigurante la “Madonna greca” è stata fotografata da diversi Enti e da privati, questi ultimi per utilizzarla come copertina di lavori propri.
Anch’io ho utilizzato una foto in bianco e nero di questa celebre pala d’altare come copertina del mio libro: “La Contea di Modica nei primi anni del Cinquecento/ Storia di un giallo e di una contabilità ritrovata”. La foto mi è stata gentilmente concessa dal Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Unità Operativa 2, Unità Operativa di base per i Beni Architettonici e Storico-Artistici di Trapani che sentitamente ringrazio per avermi autorizzato a pubblicarla e anche per avermi autorizzato a fotografare la pala in oggetto.
Tutta l’operazione e le coordinate archivistiche esatte per la sua individuazione sono contenute nel mio testo “I Bonincontro/Storia di un’antica famiglia siciliana” ovviamente sottoposte a copyright.
Da oggi ormai il pittore della “Madonna greca” di Alcamo ha un nome e un cognome, a dispetto di tutte le illazioni più disparate formulate nel corso del Novecento.
Forse Teresa Pugliatti, è l’unica valutazione che mi viene in mente di fare, è stata, fra quanti hanno scritto sull’argomento, quella che si è avvicinata di più alla verità, classificando il dipinto nell’ambito di una pittura siciliana che spesso interagiva con modelli, tecniche e stilemi tipici della pittura umbro-marchigiana.
La Storia come sempre smentisce, conferma o corregge.
CREDITI:
Archivo General de Simancas (AGS), Spagna
Archivo Histórico Nacional (AHN), Spagna
Archivio di Stato di Palermo (ASP), Italia
Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica (ASM), Italia
Cuccia Antonio, La “Madonna Greca” di Alcamo. Un dipinto per Jacopo Siculo, in Te:Cla Rivista, Università degli Studi di Palermo
Documenti per servire Alla Storia di Sicilia, pubblicati a cura delle Società siciliana per la Storia Patria, Quarta Serie, Cronache e scritti vari, vo. IX, Palermo 1903
Gulli Claudio, La “Madonna greca” di Pier Francesco Sacchi ad Alcamo: contesto lombardo e via ligure, in Concorso Arti e lettere, IX, 2016
Paolini Maria Grazia, Note sulla pittura palermitana tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, IV Serie 1959 Fascicolo II (aprile-giugno), Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo - Bollettino d’arte
Pellegrino Francesco, I Bonincontro/Storia di un’antica famiglia Siciliana, The Dead Artists Society, 2019
Pellegrino Francesco, La Contea di Modica nei primi anni del Cinquecento/Storia di un giallo e di una contabilità ritrovata, The Dead Artists Society, 2019
Pugliatti Teresa, Pittura del Cinquecento in Sicilia, vol. I: La Sicilia Occidentale 1484 -1557, Electa Ed., 1998

Sitografia aggiornata al 15.5.2020
Un Uomo libero, L'antico giardino dei Conti di Modica Modica - RagusaNews ...www.ragusanews.com › 2018/07/26 › cultura › antico-

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