Cultura Scicli

Cinema, quando Scicli diventò Far West

Nel film "C'era una volta in Sicilia"

Scicli - Vi proponiamo la foto scattata nel 2000 sul greto del torrente Santa Maria La Nova da Salvatore Fidone, dove si vede la scenografia di un mercato ottocentesco. E' una foto di scena di 20 anni fa di un film girato a Scicli, una pellicola di nessuna fortuna, per quanto fra gli attori vi fosse persino Michele Placido.

"C'era una volta in Sicilia - Tra due mondi" fu un film con gravi problemi di produzione, e forse finanziari, che nacque con difficoltà e in ritardo, grazie ai contributi pubblici alla cinematografia nazionale. Il lungometraggio destinato alle sale (andò in programmazione in pochissimi cinema italiani e a Scicli nessuno riuscì mai a vederlo) era ambientato nella Sicilia del 1857: Francesco II, re delle due Sicilie, affianca alle truppe regolari (capeggiate spesso da ufficiali francesi), alcune truppe mercenarie. Corre voce sia sbarcato Garibaldi e che buona parte dei braccianti e della povera gente sia pronta a combattere insieme a lui per l’indipendenza dell’isola.
Il comandante Loyola (Stephan Freiss) sta per lasciare l’armata borbonica per tornare in Francia quando gli viene affidato un prigioniero, il famoso e affascinante brigante Grifone (Lorenzo Crespi), da scortare con l’aiuto del fedele sergente Uzeda (Michele Placido) fino a Messina perché venga imbarcato in continente, in modo tale che la sua esecuzione non fornisca martiri alla Sicilia. Ma per l’ufficiale quest’ultimo servizio è più di un semplice dovere: è l’occasione che aspettava da tre anni, ovvero la possibilità di vendicarsi dell’uomo che gli aveva rapito il suo bene più prezioso, la fidanzata Angelica.

Il film si snoda attraverso macro (garibaldini-borbonici) e micro (Layola-Grifone) piani di conflitto che offrono ai protagonisti la possibilità di riflettere su se stessi e sul mondo circostante inesorabilmente in via di trasformazione. Il viaggio è per Loyola e Grifone l’occasione dolorosa per ricordare la donna amata, dal cui ricordo sembrano quasi perseguitati piuttosto che accompagnati. Angelica è quindi il filo rosso che lega la storia, raccontata attraverso un abile montaggio che aggiunge sottraendo. Per gran parte del film ad una sequenza presente segue una passata, per poi procedere nuovamente, quasi che si facessero due passi avanti e uno indietro. I passaggi sono resi in modo fluido grazie a semplici elementi come un anello, un pezzo di cielo, una sbavatura musicale, ognuno dei quali ha un preciso significato nel contesto narrativo. Il risultato è costituito dal susseguirsi incessante degli avvenimenti che ci guidano fino alla soluzione finale, dove non c’è più posto per i ricordi e i personaggi risultano cambiati, avendo una diversa opinione di se stessi e dell’altro.

Al tutto fa da sfondo una Sicilia ribelle e insanguinata dal brigantaggio e dalle rappresaglie dell’armata borbonica che non esita a compiere vere e proprie stragi di civili. Davanti a questo massacro è difficile per i due militari capire da che parte sia giusto schierarsi. Il sergente chiede spesso -“Ma noi da che parte stiamo?”- e alla risposta del comandante - “Da quella della legge”- il primo risponderà laconico che “la legge è solo una parola” intuendo, pur da uomo semplice, di seguire il superiore in quanto più fedele all’uomo che all’idea.

Di gattopardesca memoria per gli scenari, il momento storico, le musiche e la scena del ballo dove Angelica primeggia sulle altre dame, il film pecca forse di déjà vu, con un Placido che ormai sembra avere imparato certe parti a memoria e con le vicende che talvolta appaiono già note. Belle le musiche di Pino Donaggio e raffinata la costruzione del film, una favola verosimile inserita in un tragico momento della storia italiana. Sarebbe utile recuperare il fim e rivederlo con la coscienza dell'oggi, per capire tante cose della Scicli del Far West: "Once upon a time in Sicily".

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Anno: 2000
regia: Fabio Conversi
cast: Lorenzo Crespi, Bianca Guaccero, Michele Placido, Stéphane Freiss
sceneggiatura: Claver Salizzato, Vito Zagarrio
fotografia: Vincenzo Marano
montaggio: Mirco Garrone
scenografia: Antonello Geleng
costumi: Sergio Ballo, Alessandro Lai
musica: Pino Donaggio
produzione: Morgan Film.