Attualità

Fase 2, la resilienza non basta

L'intervento della psicologa e psicoterapeuta Gisella Turtula

Per anni abbiamo fatto nostra la massima del poeta Giovenale “Mens sana in corpore sano". La massima ha assunto significati diversi, subendo la lettura che le civiltà hanno dato all’importanza della forma fisica e alla cura dell’anima e trasformandone a volte il significato originario. Con l’avvento della pandemia la salute fisica è stata tutelata con tutte le risorse disponibili arrivando anche a limitare le libertà personali. Il modello che ci è stato proposto e imposto, frutto dell’unione tra varie discipline scientifiche e pratiche umane ha avuto un unico mantra: #iorestoacasa.

Ma cosa è successo nel frattempo nei meandri non solo delle case degli italiani, ma soprattutto nelle menti delle persone?
Un terremoto di magnitudo 8 si è abbattuto sulla popolazione; nonché sulla vita quotidiana di ognuno di noi sovvertendo ritmi e organizzazione individuale e familiare. Schiere di psicologi, filosofi e sociologi hanno parlato di trauma, ansia, paura, elaborazione di lutti e burn out. Mentre prendeva corpo la fase della ripartenza, l’unico obiettivo da coniugare era quello della ripresa economica. Oggi ragionamento ha ‘girato’ attorno al rialzo del Pil, dimenticando invece la ‘protezione della vita mentale’ e finendo per trascurare gli aspetti individuali e collettivi che avranno una ricaduta a lungo termine in fatto di efficienza individuale e sociale.
Ora mi chiedo: può una mente disorganizzata, confusa, ansiosa, provata dalla deprivazione della sua rete sociale, lavorativa ed economica azionare il bottone “on” per riprendersi a pieni polmoni l’ossigeno staccato nei mesi della bolla di protezione della propria casa? E senza contare che probabilmente da quella bolla di protezione si sono aperti grandi drammi personali e familiari e sarà difficile uscirne indenni!
Ma per questi aspetti e nell’ottica esclusiva di una visione Pil-dipendente, si pensa di fare affidamento solo alla tanto inflazionata resilienza, come fosse una peculiarità necessaria di ogni essere umano; e non si fa invece alcun cenno ad alcun sostegno psicologico garantito dallo Stato, che ha il dovere morale di mantenere in vita, non solo l’economia del Paese, ma anche la salute mentale dei suoi cittadini. Perché, dopo una pandemia, la massima di Giovenale “Orandum est ut sit mens sana in corpore sano”(Bisogna pregare affinché ci sia una mente sana in un corpo sano), non può essere una preghiera ma un diritto.
Tuttavia, proprio perché le tentazioni autoritarie si rafforzeranno, unite a un basso livello di fiducia nelle scelte governative, la sfida futura sarà definire regole e sistemi di controllo che bilancino protezione delle vite umane e rispetto per la loro integrità. Questa è la sfida che dovremo affrontare tutti noi, nel frattempo che proviamo ad adattarci al mondo nuovo. 


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