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La Sindrome della Capanna o del Prigioniero: che cos'è?

Abbiamo atteso a lungo la possibilità di tornare ad una parvenza di normalità e da quando questa è iniziata c’è chi scappa. La chiamano la “sindrome della capanna”: le persone che hanno vissuto sotto stress, ma che hanno gestito bene il confinamento, con il tempo per loro stessi, i loro cari e i loro hobby e a cui il ritorno alla normalità genera molto più stress. Non è qualcosa di particolarmente strano, in realtà, è del tutto normale. Dopo mesi di quarantena c’è chi vive l’ansia di riprendere i ritmi precedenti, la paura di uscire e, magari, c’è anche chi ha scoperto che la vita in casa non è poi tanto male come si pensava all'inizio. Non sentite l'esigenza di uscire, di rivedere gli amici e di riprendere le vostre abitudini? Allora forse siete vittime di una vera e propria sindrome, la sindrome della Capanna o de Prigioniero. Stare rinchiusi dentro casa, in isolamento, in una condizione innaturale per un periodo così lungo ha indebolito, dal punto di vista psicologico, molte persone. Questa tendenza a non uscire non sempre è legata al timore del contagio ma è legata alla difficoltà di tornare a vivere.

In cosa consiste la sindrome della capanna e del Prigioniero e come uscirne. La Sindrome della Capanna può manifestarsi in seguito a lunghi periodi di distacco dalla realtà, come ci è successo nell'ultimo periodo, ad esempio. Dopo il lockdown molte persone sono rimaste a casa senza sentire la necessità di vedere nessuno. Vi sembrerà strano, forse, ma se da un lato, soprattutto i media, ci mostrano di continuo assembramenti nelle piazze, nei parchi e nei luoghi pubblici, dall'altro si stima che circa un milione di italiani ha invece ha difficoltà a uscire tranquillamente dalle proprie quattro mura. Una parte degli italiani hanno sviluppato la sindrome del prigioniero. La chiamano, in modo divulgativo, la sindrome della capanna. L'allarme non vale soltanto per gli adulti ma anche per gli adolescenti. Tutti questi ragazzi che hanno bisogno di socializzare, di stare a contatto con i loro coetanei, si sono ritrovati a casa per mesi, incollati ad un monitor o a giocare per giornate intere alla playstation e ora non sentono la necessità di uscire di casa.

Scopriamo insieme quali sono i sintomi più comuni. La sindrome della Capanna o del Prigioniero provoca una vera e propria sensazione mista di paura, insicurezza, tristezza o ansia nell'uscire di casa e abbandonare le proprie quattro mura anche se per poco tempo e si tratta di un particolare fenomeno che può manifestarsi in seguito a lunghi periodi di distacco dalla realtà. Un malessere come abbiamo già detto che sta interessando un gran numero di persone in questo specifico momento di ripresa dopo il lungo lockdown (secondo la Società Italiana di Psichiatria sono circa un milione di italiani).

Cos’è la Sindrome della Capanna e come si manifesta?

La Sindrome della Capanna, cabin fever in inglese, detta anche Sindrome del Prigioniero, si riferisce ad uno stato di smarrimento ed implica la voglia di continuare a rimanere al sicuro nel proprio rifugio. Ma la sindrome della capanna non è una novità dei giorni nostri, era infatti già nota nel 1900 nei cercatori d’oro e nei guardiani dei fari, costretti a vivere isolati per molti mesi. Si caratterizza per un senso di ansia e pericolo nel ritornare ad affrontare il mondo esterno. Un quadro sintomatologico che può essere associato in generale a molteplici circostanze. I sintomi più comuni per individuarla sono:
episodi di irritabilità;
tristezza, paura, angoscia, frustrazione;
stato di letargia, sentirsi stanchi, avere difficoltà ad alzarsi al mattino, percepire malessere fisico, avere la necessità di riposare spesso;
difficoltà di concentrazione, scarsa memoria;
demotivazione.

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Non parliamo di un vero e proprio disturbo mentale, ma la sindrome della Capanna o del Prigioniero, si associa ad una condizione particolare collegata ad un lungo periodo di isolamento. Poiché manca di letteratura e casistica, non è ancora riconosciuta completamente a livello psicologico e scientifico, ma alcuni dati registrano l’insorgenza di tale sindrome nelle persone che dopo un lungo ricovero hanno sviluppato insicurezza, paura e ansia verso il mondo esteriore. Sembra che proprio ora, in questa fase di ripresa successiva al periodo di fermo causato dalla pandemia da Coronavirus, in molti sperimentano un eccessivo disorientamento all’idea di ricominciare a prendere contatto con l’esterno. Inoltre coloro i quali hanno vissuto tale esperienza in prima persona possono essere particolarmente esposti al rischio di presentare un vero e proprio trauma. Quali sono le cause?

Bisogna considerare che il Covid-19 non è scomparso del tutto ed il rischio di contagio è ancora presente. Dunque per evitare di contrarre il virus, la casa rappresenta certamente il luogo più sicuro. Di conseguenza, se la routine acquisita in questi mesi è stata particolarmente confortevole grazie all’equilibrio di più componenti, dover ricominciare in uno stato pieno di incertezze diviene complesso. Molteplici paure riguardano la possibilità di contrarre il virus: il timore che le persone care possano ammalarsi fino ad arrivare a percepire angoscia per il futuro. Queste paure sono talmente invalidanti da provare sollievo pur restando confinati in un piccolo appartamento. Inoltre, la necessità di rallentare i ritmi di vita ha consolidato i rapporti stabili. L’isolamento in casa riduce gli stimoli e quindi piano piano innesca una sorta di pigrizia mentale e una riduzione della mobilità fisica, dettata sia dalla difficoltà nel fare esercizio motorio sia dalla tendenza inevitabile a mangiare di più, appesantendosi fisicamente. La sottrazione del tempo trascorso in condivisione potrebbe essere destabilizzante ricominciando la caotica quotidianità. Un altro motivo di ansia si collega al fatto che le abitudini sono cambiate lasciando il posto ad una serie di limitazioni comportamentali come utilizzare le mascherine e fare attenzione alla distanza di sicurezza. Bisognerà aspettare ancora un po' per potersi riabbracciare senza averne timore.

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Quali sono le strategie per superare la Sindrome della Capanna?

La Sindrome della Capanna o del Prigioniero tendenzialmente dovrebbe sparire o diminuire con il passare del tempo con il normalizzarsi della situazione esterna o con l’adattamento ad una nuova condizione, ma è possibile mettere in atto delle strategie per affrontarla.
Accogliere le emozioni: si tratta di una normale fase emotiva successiva ad un lungo periodo di isolamento.
Prendersi cura di sé: piccoli gesti quotidiani per soddisfare i propri bisogni.
Stabilire obiettivi: gestire il tempo senza dare spazio all’insorgere di pensieri e preoccupazioni eccessive.
Organizzare una routine giornaliera: lavoro, gestione della casa, tempo libero, esercizio fisico.
Sapersi ascoltare: se lo stato di paura diviene ingestibile e impossibile da controllare è importante esserne consapevoli. A causa di questo periodo complesso, i sintomi della Sindrome della Capanna potrebbero sottendere disagi pregressi ed è consigliabile cercare l’aiuto di un professionista.

Bisogna trasformare in positivo quanto accaduto: una circostanza senza precedenti durante la quale l’ancestrale capacità di adattamento dell’uomo è stata elemento fondamentale, in quanto ha determinato la possibilità di riflettere sul valore dell’essenziale, dando rilievo all'importanza degli affetti e degli elementi vitali, ridimensionando l’utilizzo del superfluo.


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