Economia Ragusa

La guerra del farmaco, Modica assorbe Ragusa

Il Gruppo Dm Barone assorbe Co.Farm

Ragusa - La Co.Farm, azienda di Ragusa di distribuzione e commercio all'ingrosso di prodotti farmaceutici, abbassa la saracinesca. Rivivrà a Modica sotto le spoglie di un conferimento aziendale all'interno del quotatissimo Gruppo Dm Barone, leader nella distribuzione del farmaco nell'Italia meridionale.

Per quasi 45 anni Co.Farm è stato un model business tra Ragusa e Siracusa. Nata da una visione futuristica dei farmacisti iblei nel lontano 1975, la Co.Farm srl, che occupava fino a qualche mese fa alcune decine di dipendenti e operava come un vero e proprio consorzio, ha offerto ai soci, soprattutto alle piccole farmacie, di sopravvivere ai ritardi cronici dei pagamenti (costante del meridione d’Italia) da parte della Regione. Ma non solo.

Contava circa sessanta soci, insiste in un'area della zona industriale di Ragusa di circa 12.000 mq con un magazzino di 5000 mq. Cofarm è stata una srl che da sempre si è comportata come una cooperativa offrendo una vasta gamma di servizi ai soci. Insomma, una bella realtà tutta ragusana, un vero e proprio modello nel settore del farmaco, che ha permesso alle farmacie del territorio di resistere sul mercato, riuscendo soprattutto a contrastare con lo spirito solidaristico e integro proprio dei consorzi all’attacco frontale delle multinazionali finanziarie che, nel mondo, hanno acquisito gran parte della fetta di distribuzione e vendita del farmaco al dettaglio.

I segni della crisi stanno tutti nei numeri, impietosi e senza via di uscita. Nel 2018 a fronte di un fatturato di quasi 32 milioni di euro, Co.Farm aveva chiuso con una perdita di poco meno di un milione.

Attraverso un atto di conferimento, sottoscritto dai sindacati, il Gruppo Dm Barone che ha sede a Modica, presente da oltre 100 anni nel settore della distribuzione del farmaco, leader in Sicilia e Calabria, tenterà di dare nuova linfa all’azienda che, per quasi mezzo secolo, ha costituito una eccellenza nell’area iblea.

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A rimetterci saranno alcuni livelli occupazionali che non potranno essere salvaguardati, atteso l’esubero del personale che negli anni aveva aperto una vera falla nella voce dei costi al bilancio. Si tratterebbe di qualche unità, la cui ricollocazione è all’esame delle parti sociali.

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