Cronaca Milano

A Milano più grande sequestro in contanti della storia, c'è uno sciclitano

Giuseppe e Massimiliano Cauchi, padre e figlio, a capo di una grande organizzazione di traffico di stupefacenti

Milano - È il sequestro di denaro contante più ingente della storia d'Italia: 15 milioni di euro chiusi in 28 scatoloni, nascosti in un’intercapedine di 40 centimetri nella camera da letto di Giuseppe Cauchi, 69 anni, padre di Massimiliano, 47, uno dei più grandi narcotrafficanti della piazza milanese. I Cauchi sono di origine sciclitana

A trovare la montagna di denaro sono stati i poliziotti della Squadra Mobile di Milano, anche grazie alle rivelazioni di un collaboratore di giustizia, ex socio di Cauchi, che è già condannato a Bologna a 16 anni di carcere per associazione per delinquere dedita al traffico di droga. Hashish in particolare che partiva dal Marocco su yacht e barche private per raggiungere le coste della Liguria, il porto di Bocca di Magra, condotte da skipper italiani.

Gli investigatori hanno acquisito e analizzato le planimetrie di diversi appartamenti per trovare il famoso “tesoro” di Cauchi. E proprio nella planimetria di una casa presa in affitto dal padre Giuseppe, in via Casoretto 33, qualcosa non tornava. Così, dietro a un armadio a tre ante, e un muro di beton gas realizzato almeno due anni fa, erano nascosti gli scatoloni coi soldi. Nel primo che è stato aperto c’erano 550 mila euro, in banconote di tutti i tagli, dai 50 ai 500 euro. Altri 140 mila euro erano nascosti nella cassaforte e 20 mila nell’autofficina sempre del padre, ufficialmente meccanico ma che non dichiarava nulla allo Stato. Eppure coltivava la passione per le auto d’epoca, e stava trattando per l’acquisto di un appartamento che però avrebbe intestato a un prestanome. A realizzare il nascondiglio il “mago delle intercapedini”, il muratore Carmelo Pennisi, anche lui finito agli arresti domiciliari come Giuseppe Cauchi. Il figlio Massimiliano invece è stato rinchiuso nel carcere di San Vittore.

Intercettata, tramite un’ambientale piazzata in casa, la compagna di Cauchi parlando con un’amica, le ha detto: “Lui ha talmente tanti soldi da sistemare noi e le generazioni future”. E lo stesso 47enne aveva manifestato la volontà di investire quel denaro nell’apertura di un ristorante. “Ora - ha spiegato il procuratore Francesco Greco - i quindici milioni di euro finiranno nel Fondo unico della giustizia e quindi di fatto nelle casse dello Stato”.


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