Cultura Scicli

Śiklah: la «rocca» di Scicli posta in alto sopra un monte

Alcune considerazioni sulla prima attestazione diretta del toponimo (XII sec. d.C.)

“Scicli” è un nome strano. Alcuni turisti, soprattutto stranieri, hanno spesso difficoltà a pronunciarlo correttamente. Recentemente Vinicio Capossela diceva che gli faceva pensare «a qualcosa che si mescola, come una specie di shaker, come una clessidra che capovolge il senso delle cose».
In questo articolo, però, non vogliamo parlare delle difficoltà di pronuncia (ci mancherebbe!), ma piuttosto vogliamo concentrarci su un altro aspetto: sulla storia del nome, sull’etimologia del toponimo. Un mistero, questo, ancora oggi irrisolto.

Le diverse “Scicli” di Idrisi
In passato non sono mancate ipotesi varie e, in alcuni casi, bislacche. Secondo alcuni, per esempio, “Scicli” derivava da “Sicolo” (richiamo evidente ai Siculi e al loro re); per altri, invece, veniva dal greco “sicla” (σικλα, “secchio per la mungitura”); altri ancora dicevano da “siliquis”, nome latino dell’albero del carrubo (siliqua græca).
In realtà, l’unica cosa certa è che la prima testimonianza diretta del toponimo risale alla seconda metà del XII secolo, quando il geografo e viaggiatore Idrisi definì «Śiklah» (in arabo) come una qala`a (cioè «una rocca», una fortezza) «posta in alto sopra un monte». Per la cronaca, Idrisi citò anche il «porto di Scicli» (Marsâ Śiklah), Donnalucata (‘Ayn ‘al ‘Awqât, «la fonte delle ore») e «Punta dell’alga grande» («lo scoglio del fanciullo»).
Riguardo all’opera di Idrisi, c’è però un particolare che a nostro parere finora è stato sottovalutato. Ci riferiamo al confronto, fatto nella seconda metà dell’Ottocento dal palermitano Michele Amari (famoso storico, politico e studioso di arabo), tra il nostro toponimo e quello di un luogo dell’Africa settentrionale.
Questo confronto è già stato segnalato tempo fa da Pietro Militello. Noi qui intendiamo approfondirlo, alla luce anche di una lettera che Amari indirizzò, nel 1880, al celebre linguista Graziadio Isaia Ascoli. Diciamo subito, però, che non saremo in grado di dare delle risposte sulle origini del toponimo Scicli. Le considerazioni che faremo sono il frutto di una prima riflessione che, ci auguriamo, possa offrire lo spunto per ulteriori ricerche condotte soprattutto da esperti di toponomastica siciliana e maghrebina.
Ma andiamo per gradi.

Sulle origini di Scicli e sul suo toponimo
Sulle origini di Scicli molto si è scritto. In passato c’è stato chi diceva che fosse stata fondata dai Siculi, antica popolazione giunta in Sicilia più di 3.000 anni fa. Ma vi è stato anche chi diceva fosse stata costruita dai Sicani, o chi, ancora (come nel ‘700 lo storico sciclitano Antonino Carioti), la voleva abitata dai Giganti già nella notte dei tempi.
Al di là di miti e leggende, recentemente Pietro Militello ha ipotizzato che la nascita della città debba collocarsi in età bizantina, in particolare nell’VIII secolo d.C., quando la costruzione di una rocca sulla collina (detta poi di San Matteo) fece convergere attorno a questa tutto l’abitato sparso delle campagne circostanti. È in quel momento che nasce la “città” che, subito dopo, nell’864-865, venne conquistata dai Musulmani.
Sull’origine della città di Scicli, al momento sembra questa l’ipotesi più convincente. Ancora aperto, invece, resta il problema dell’etimo, cioè della storia e del significato del toponimo.

Un toponimo importato?
A fornire un nuovo indizio è la lettera del 1880 – cui abbiamo già accennato – che Michele Amari scrisse a Graziadio Isaia Ascoli, nella quale precisava che «senza dubbio la Ś.klah di Edrisi fu scritta secondo la pronuncia corrente» e affermava che nell’Africa settentrionale esisteva un paese omonimo che forse aveva dato il nome a «Scicli di Sicilia».
Questa lettera è importante per due motivi. Innanzitutto, ci informa che per Amari la lettura del nome scritto in arabo era uguale a quella moderna: quindi «Sci-klah, e non «Si-klah» (con la esse sibilante). È un’informazione molto utile, perché nel corso del secondo millennio Scicli è stata indicata con l’iniziale “Sc”, ma anche con la “S” sibilante, come pure con la “X” e con la “C”: Sicolo, Scicla, Cicli, Xicli e derivati (l’elenco sarebbe lungo, e per questo lo riportiamo in nota).
Ma, soprattutto – ed è la seconda importante informazione, che abbiamo già anticipato – Amari ci informa della presenza nel Maghreb di un altro luogo con lo stesso nome.
In effetti sia Scicli che l’omonimo toponimo maghrebino vengono trascritti nello stesso modo (in reatà, nell’opera di Idrisi ve ne sono altri ancora). È quindi probabile – conclude Amari – che il nome di questo luogo del Maghreb sia stato “importato” in Sicilia e assegnato a Scicli (un po’ come avvenne, alcuni secoli dopo, per molte città del Nuovo Mondo).

Una “Scicli” anche a Tunisi
Noi abbiamo cercato di indagare sul toponimo maghrebino. Esso indicherebbe non un paese, bensì un’isoletta nel lago di Tunisi che oggi viene chiamata “Chikly” (si pronuncia esattamente come Scicli) e che è una riserva naturale e un monumento storico nazionale. Su quest’isoletta in età romana fu costruita una fortificazione, e sui ruderi di questa fortificazione, a metà ‘500, gli Spagnoli costruirono un forte («el fuerte Santiago», ancora oggi visitabile) ricordato da Miguel de Cervantes nel suo Don Chisciotte.
Quindi, i Musulmani, dopo avere conquistato la nostra città, probabilmente decisero di assegnarle il nome di una importante fortificazione del loro paese di origine.
È solo un’ipotesi, ma non troppo improbabile.

Purtroppo, alla fine di queste considerazioni, le domande sull’origine del toponimo restano ancora senza risposte.
C’è uno spunto di ricerca in più, però: studiare il toponimo tunisino potrebbe fornire preziose indicazioni per scoprire qualcosa su quello siciliano, e questa informazione, indicandoci un’altra strada da percorrere alla ricerca dell’etimo perduto, potrebbe aiutarci a svelare finalmente il mistero del nome di Scicli.
                                                                                                                                                                   Paolo Militello
 

Indicazioni bibliografiche
La lettera di Amari ad Ascoli, datata 19 febbraio 1880, è trascritta in Lettere di Michele Amari a Graziadio I. Ascoli, “Archivio Storico Siciliano”, a. 1933, lettera n. XII, pp. 242-243.
I toponimi Sh.kla sono in al- Idrīsī, Opus geographicum, sive Liber ad eorum delectationem qui terras peragrare studeant, Istituto universitario orientale di Napoli 1975, vol. V, pp. 585, 598 e 870 (ma a p. 585 troviamo anche un altro toponimo omografo in Frisia). Pur essendo scritti allo stesso modo, non sappiamo se la vocale dopo Sh possa essere la medesima: l'arabo, infatti, non è vocalizzato, e mette per iscritto il solo scheletro consonantico. Per la segnalazione e le delucidazioni ringrazio Cristina La Rosa, autrice de L'arabo di Sicilia nel contesto magrebino. Nuove prospettive di ricerca, Roma, Istituto per l’Oriente C. A. Nallino, 2019. Per una traduzione aggiornata di Idrisi vd. Henri Bresc e Annliese Nef, Idrisi. La première géographie de l'Occident, Paris, Flammarion, 1999.
Qui di seguito un elenco parziale dei toponimi relativi a Scicli, riportato da Antonino Carioti nel capitolo IX delle sue Notizie storiche della città di Scicli: Sicolo, Siculum / Sicla, Siclium, Siclis, Siclo, Syclis / Scichali, Scicla, Sciclium, Sciculum, Scichilis / Cicli, Ciclum / Xicli, Xiclis.

1 - Il toponimo Scicli così come trascritto in arabo da Michele Amari.

 

2 - Carta della Sicilia secondo Edrisi… da un codice della Biblioteca Bodleiana, Oxford (Atti dei Lincei, s. II, vol. VIII, 1876-77, Roma 1883). Scicli viene collocata in alto a sinistra (l’orientamento della carta è con il Sud in alto).

3 - Lago di Tunisi: l’isola di Chikly e il Forte Santiago in una foto aerea del 2010.  
                                                                                                                   


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