Sanità Ricerca scientifica

Coronavirus, la nuova speranza è un farmaco per l'osteoporosi

E' già sul mercato ed è noto per il buon livello di sicurezza e tollerabilità

Roma - Un farmaco contro l'osteoporosi potrebbe sconfiggere il Coronavirus. La ricerca medica va avanti e dice che il Raloxifene, un farmaco che combatte l’osteoporosi potrebbe mettersi al servizio della lotta al Sars-CoV-2. Tecnicamente fa parte dei farmaci definiti “modulatori selettivi dei recettori per gli estrogeni”. La molecola è stata identificata con lo screening virtuale grazie all’utilizzo del supercomputer su oltre 400mila molecole, tra cui farmaci generici e sicuri e risorse naturali: tra queste, è stata data priorità a quelle in fase clinica o già sul mercato, come appunto il raloxifene.

Il supercomputer che sta lavorando in prima linea contro il Covid-19 conta su un archivio di 500 miliardi di molecole, ha a disposizione un importante schieramento di forze, di dati e di eccellenze scientifiche, considerando i dati forniti dai Centri di ricerca e dell’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, e i supercalcolatori internazionali come il Cineca in Italia, ma anche i dati messi a disposizione delle Università che fanno parte del progetto.

Il test è stato avviato su 7mila molecole: 100 sono risultate attive in vitro e 40 sarebbero in grado di contrastare il virus sulle cellule animali. Si tratta ora di pesarne l’efficacia. E il raloxifene, tra queste, è la molecola che mostra le maggiori potenzialità per bloccare la replicazione del virus nelle cellule e fermarne quindi l’avanzare della malattia soprattutto nei pazienti asintomatici o comunque nei casi di diagnosi precoce, garantendo allo stesso tempo la tollerabilità del paziente.

Sul Raloxifene c’è già chi sta scommettendo: su questo fronte, infatti, la Corea del Sud ha già dato le prime conferme dell’efficacia sui pazienti da Sars-CoV-2. Se il Raloxifene avrebbe notevoli potenzialità sui casi presi sul nascere o sugli asintomatici, per i pazienti gravi invece arrivano le prime confortanti conferme dal Regno Unito, precisamente da un team di esperti dell'Università di Oxford che ha valutato gli effetti di una possibile cura su pazienti con formi gravi della patologia per i quali la mortalità sarebbe ridotta fino a un terzo. La ricerca in questo caso si sta concentrando sul desametasone, uno steroide altamente antinfiammatorio in uso già negli anni ’60 e utilizzato anche contro i tumori, ad assicurarlo è l’Organizzazione mondiale della sanità: si tratta di un corticosteroide che, fino ad oggi, si è dimostrato un salvavita per i pazienti gravemente malati di Covid-19.

Secondo i risultati preliminari che arrivano dagli esperti di Oxford, il desametasone sarebbe in grado di ridurre la mortalità di circa un quinto tra i pazienti contagiati sotto ossigenazione e di circa un terzo tra i soggetti positivi sotto ventilatore polmonare.