Cultura Modica

I Grimaldi e i Gesuiti

A Scicli con certezza la cioccolata è collegata all’arrivo del sergente Don Domingo de Cerraton

Modica - La sensazione di “volare alto” ha coinvolto le persone presenti sabato scorso presso una nota libreria di Modica per la presentazione del volume di Carmelo Cataldi “Il Cioccolato a Modica”. Insieme all’autore, Francesco Pellegrino, autore di diversi studi sulla Contea di Modica e su Scicli e ben noto ai nostri lettori. Entrambi vantano importanti e costanti frequentazioni archivistiche, grimaldiane e non solo.
Il Cataldi (oltre a ricordare che la ricostruzione storica del cioccolato a Modica finora divulgata avrebbe richiesto più attenti approfondimenti, motivo di polemiche che le suggestioni storiche affioranti nel corso dello stesso incontro hanno messo totalmente in secondo piano), attraverso la proiezione di numerosi documenti ha “riportato” nella saletta della Libreria il Fratello Gesuita Pietro Ereddia che da Palermo portava la cioccolata al Principe Enrico Grimaldi. E le altre forniture, sempre attraverso i Gesuiti, per la poetessa Girolama Grimaldi e suo marito, il barone di Mortilla Giacinto Lorefice. Come “fornitore principale di cioccolata” al fratello gesuita Pietro Ereddia subentrò poi nel Casato Grimaldi il frate carmelitano frà Germano di San Michele sostituito infine da Antonino Lo Castro di Palermo. Con questo e con Michele Grimaldi, padre delle nove figlie femmine, il consumo di cioccolata registra un aumento considerevole (e documentato). 

Francesco Pellegrino ha ripercorso l’arrivo della cioccolata nel vecchio Continente a partire dalla Spagna (considerata inizialmente un rimedio e non una leccornia come attesta il trattato del 1631 “Sulla qualità della cioccolata” del medico Antonio Colmenero), e che ben presto si di diffuse negli Stati spagnoli e quindi anche in Sicilia. A Scicli con certezza la cioccolata è collegata all’arrivo del sergente Don Domingo de Cerraton (1698/99) ed è lo stesso Carioti ad informarci della golosa abitudine della famiglia Cerraton. La moglie di Domingo, che per la prematura morte dei figli e del marito si rinchiuse come monaca nel Convento di Santa Maria degli Angeli “rinunciò a tutto ma non alla cioccolata”. Nelle voci di spesa dello stesso convento ritroviamo “pagamento per un cioccolattiere di 14 tarì per ….”
Alla fine ha preso la parola Clementina Papa che ha tratteggiato ricordi d’infanzia legati al consumo della cioccolata con la bisnonna, e ricollegandosi agli studi fatti sulla Famiglia Grimaldi (vedi anche Ragusanews: donne, suore, smonacate. Le Sorelle Grimaldi, una storia Moderna) ha contestualizzato nel modo più opportuno gli elementi forniti dalle relazioni precedenti, traendo delle conclusioni che hanno meritato l’attenzione ed il consenso dei presenti. Ha affermato innanzitutto che, volendo fare sintesi estrema, la Casa Grimaldi Papa del Corso San Giorgio può essere definita “la Casa del Cioccolato”, perché da lì provengono tutti i documenti che costituiscono le “Carte di Famiglia” dei Grimaldi della Contea oggi depositate all’Archivio di Stato, fonte su cui sono stati condotti tutti gli studi sulla Storia della Cioccolata, prima dalla prof.ssa Dormiente e poi dal dr. Cataldi. Anche le lettere ottocentesche di Carlo Papa provenienti dalla stessa casa e pubblicate da Enzo Sipione, ricordavano la cioccolata proveniente da Palermo.
Sul riferimento al “fratello” Pietro Ereddia il gesuita che portava da Palermo la cioccolata al Principe Enrico, su questa “Via dei Gesuiti” ha puntualizzato come nei Gesuiti c’era la figura del “fratello”, che si occupava delle mansioni più semplici rispetto ai “Padri” , fini intellettuali. Quindi una riprova di questa cioccolata portata dal “fratello” gesuita da Palermo, dove l’Ordine aveva la Casa Generalizia! E non dimentichiamo i tanti Grimaldi che divennero gesuiti! Ed ha aggiunto che il Collegio Gesuitico di Palazzo degli Studi risale al 1630, a Palermo i Gesuiti c’erano dalla metà del Cinquecento e Casa Professa data 1636! Questa “via dei Gesuiti” con Palermo, sulla quale transitavano Padri e Fratelli, era un canale ben attivo al tempo: quasi ovvio che da lì transitasse Cioccolata! Anche il riferimento al carmelitano frà Germano di San Michele ha riportato Clementina Papa agli Studi sulla Famiglia Grimaldi ed esattamente alla tesi di laurea fatta dalla d.ssa Mariangela Paladina ad Urbino che descrive esattamente il legame tra Grimaldi e Ordini Religiosi, che costituivano l’aristocrazia intellettuale del tempo. Dalla tesi sopra citata: “in questa Modica dove Gesuiti, Carmelitani, Gerosolimitani, teologi, filosofi, medici strettamente integrati con la nobiltà e tutti insieme costituenti una classe di dotti, devono essere considerate particolarmente attive la figura e la Casa del Principe Enrico Grimaldi: Casa Grimaldi è un fervido centro di relazioni culturali in una città che ricevendo impulsi e stimoli dall’esterno si fa cassa di risonanza …. Il Campailla è assiduo frequentatore di Casa Grimaldi dove svolge l’opera di precettore…”. Casa Grimaldi risulta descritta come il “centro culturale della città”, con Gesuiti e Carmelitani … che oltre al sapere e alla morale portano anche cioccolata!
L’Archivio Grimaldi ed i Gesuiti: la storia della cioccolata di Modica si inserisce, è nascosta, tra le pieghe della Grande Storia della Città. Quasi pezzetti di cioccolata lasciati cadere come traccia …
E in una sintesi ideale del cioccolato a Modica, sempre Clementina Papa ha ricordato un documento inserito nella controversia derivante dalla divisione ereditaria di Clemente Grimaldi, ultimo Grimaldi maschio nato a Modica, consistente nella commissione e nella ricevuta di una fornitura di cioccolata e altre specialità della ditta Bonaiuto, tutto su carta intestata Bonaiuto. Questo documento disegna l’immagine del passaggio di testimone dalla Prima Fase della Grande Storia della Cioccolata legata ai Grimaldi ed ai Gesuiti, alla Seconda culminata con Franco Ruta, che è stata quella della virtuosa conservazione della produzione artigianale e dell’intuizione e della messa in circolazione del binomio, o meglio dell’equazione, “Cioccolata = Modica”. Franco Ruta capì che la barretta, da sola, aveva la capacità evocativa della grandezza della storia che l’aveva generata e decise di comunicare al mondo tale messaggio. E la dea del Turismo, che in quei giorni frequentava a Modica il Sindaco Carmelo Ruta, lo vide e decise di aiutarlo. E con lui tutti i modicani.
E come curiosità finale della serata è stato anche riferito che nel 2012 sono stati casualmente ritrovati nella biblioteca dei Gesuiti del Palazzo degli Studi circa 500 libri, pubblicati tra il 500 ed il 700. Patrimonio inestimabile sia dal punto di vista della documentazione storica sia per capire il contesto culturale di cinque secoli fa. Tra le cose interessanti e curiose, un testo su “La controversia sul consumo di una tazza di cioccolato in Quaresima”. Si tratta di una disputa filosofica tra domenicani, francescani e gesuiti sul consumo del cioccolato. Disputa comprensibile nella Modica sopra descritta!

In copertina, l’antico Collegio Gesuitico di Modica. Sotto, l’ex Monastero S. Anna, oggi sede della Sezione di Modica dell’ Archivio di Stato di Ragusa, dove è depositato l’Archivio Privato Grimaldi.