Cultura Scicli

L'eremo delle Milizie a Scicli: un'ipotesi suggestiva

Il ritratto dei donanti

Scicli - Rivedendo a distanza di parecchi anni alcuni miei saggi già pubblicati sul giornale on line www.ragusanews.com aventi come tema l’Eremo delle Milizie di Donnalucata (Scicli) e guardando delle banalissime istantanee da me effettuate nella chiesa dell’Eremo, sono stato incuriosito da alcuni dettagli delle colonne che prima a occhio nudo mai avevo notato.
Ci voleva forse il magico occhio di un obiettivo fotografico per svelare una verità che per ben oltre due secoli è rimasta nascosta fra le pieghe della storia.
Nel cappellone della chiesa, infatti, intorno alla nicchia che custodiva un tempo l’antica e veneratissima immagine della Madonna, tra angeli dalle ali dorate e putti allegri con capelli d’oro, in cima alle quattro colonne principali, dai capitelli fanno capolino quattro ritratti in stucco.
Guardando dal basso, sulle colonne di sinistra si possono identificare una figura di giovanetta con capelli lunghi ricadenti sulle spalle e nella colonna vicina il volto di un adolescente con un evidente copricapo militare, sotto il mento una gorgiera, simbolo di una particolare agiata condizione sociale.
Sulle colonne di destra si notano perfettamente le teste di una donna non molto giovane in abiti monacali e di un uomo in età matura anche lui non vecchio. L’uomo è raffigurato con un copricapo speciale molto simile al cappello che usavano i sergenti e gli ufficiali della Milizia spagnola. Anche quest’uomo porta la gorgiera, simbolo di un indiscusso prestigio.
Chi sarebbero questi illustri sconosciuti che da tre secoli presidiano il luogo più importante della chiesa?
Che il nome del Sergente Maggiore della Sergentaria di Scicli, Don Domingo de Cerratón, sia rimasto per sempre legato a una prima ricostruzione dell’Eremo delle Milizie, iniziata subito dopo il disastroso terremoto del 1693, è cosa nota.
Carioti nelle sue “Notizie storiche della Città di Scicli” Vol.II, a pag. 471 così scrive:
“Il pio sargente (Cerratón, ndt) sempre ebbe l’occhio …all’eremitorio della Madonna delli Milici, e non ebbe a rossore dentro dispensarvi più ore del giorno per soprastare a’ maestri muratori che vi faticavano. Chiamò alcuni eremiti da Noto per abitare l’antico eremitorio delli Milici, per più anni non abitato che di un solo sacerdote e di un sacristano che serviva la chiesa.”
E a pag. 673 delle Notizie storiche Carioti aggiunge a proposito della Chiesa di Maria SS.ma delle Milizie:
“E nel 1391 in miglior forma fabricata ebbe a durarla così sino all’anno 1722. Quindi pericolata avendo per l’antichità dei muri che davano a rovine, ebbe a reedificarla a proprie spese la divota munificenza del fu Rev. Sac. Don Paolo Sammito, e con più polito disegno di stucchi e pitture ebbe ad abbellirlo, restata avendo l’antica struttura del cappellone quantochè riuscì un politissimo delubro da potere stare nelle città migliori...”
La nuova chiesa, ricostruita dal sac. Paolo Sammito pare a proprie spese, fu restituita alla pietà popolare il 23 marzo 1721. Le cronache ma soprattutto una lapide nel tempio lo testimonia:
“Coronatur templum sub auspiciis illustrissimi Domini D. Pauli de Sanvito propriis sumptibus erectum.”
Ormai della storia di Cerratón, Sergente Maggiore della Sergentaria di Scicli e maggiordomo del Duca di Veraguas, Viceré di Sicilia, conosciamo quasi tutto. Sappiamo che entrambi i figli, Rosalia di circa dieci anni e Pietro già sedicenne e avviato dal padre al servizio militare, morirono nello stesso giorno nel 1708. Nel 1710, due anni dopo la morte dei figli, si fermava anche il cuore del fragile e disperato padre. Teresa, la madre, una donna appartenente all’aristocrazia di Gandia (Spagna), morto il marito non volle più risposare né ritornare in Spagna. Preferì ritirarsi nel Monastero di Santa Maria degli Angeli di Scicli (Valverde) che rifondò diventandone la sua prima priora. Per tale scelta, vendette le sue immense ricchezze investendo il ricavato in rendite sicure per mantenere la sua nuova creatura. Continuò, comunque, le iniziative che già aveva avviato il marito: ricovero di ragazze povere e in pericolo nel monastero di Valverde, intensificazione del culto della Vergine delle Milizie con particolare attenzione all’Eremo delle Milizie, ubicato su un altopiano che sovrasta la marina di Donnalucata.
Per quanto ricco potesse essere il sacerdote Paolo Sammito, ragionevolmente ritengo che parecchie delle somme investite nella ricostruzione siano state elargite da fedeli sciclitani benestanti cui stava particolarmente a cuore la fruizione dell’imponente struttura.
Carioti, in realtà, fa osservare che le somme furono davvero notevoli. La Chiesa fu ingrandita “di 105 piè di lunga e larga 24 con cui ben artefatto cappellone di pietra tufo doppo lo fu staccato”.
Non solo il fabbricato fu messo in sicurezza e restaurato.
Il 14 luglio 1721 il Sammito stipulava anche un contratto di prestazione d’opera con un pittore, Sebastiano Alotti, oriundo di Caltanissetta ma attivo a Vittoria. Il pittore s’impegnava a dipingere quattro quadri da sistemare in quattro cappelle della chiesa dell’eremo e “sopra il muro delli medesimi capitelli con metterci li colori detti d’Alotti”.
Ergo sappiamo, dunque, che l’oro disseminato sulle figure a stucco e sui capitelli della chiesa e del presbiterio fu, in effetti, applicato dall’Allotti.
Dopo aver analizzato questi documenti, non ho ritenuto per nulla azzardato o peregrino pensare che a fianco del Sammito, nell’opera di ricostruzione, ci sia stata proprio lei, la madre Teresa, la vedova Cerratón. Madre Teresa disponeva di grandi liquidità e non si sarebbe certo tirata indietro nel portare a termine un’opera progettata e voluta dal marito.
Questa ipotesi che ritengo, dunque, abbastanza verosimile giustificherebbe l’insolito “ritratto di famiglia” lasciatoci a perenne memoria fra gli stucchi del cappellone in qualità di donanti, come spesso usava, perché quelle quattro testine altro non sarebbero che quelle dei Cerratón!
Funziona tutto. L’età e il sesso dei figli, l’età e l’abbigliamento di Teresa e di Domingo.
L’attuale restauro del Cappellone e della chiesa, compiuto qualche anno fa, si è reso responsabile di gravissimi danni, prima fra tutti la sostituzione di un pavimento antico con un orribile pavimento moderno. Anche il ritocco delle dorature del Cappellone non sembra eseguito proprio a “regola d’arte”.
Ad ogni modo, i Cerratón sono là da circa tre secoli e ci guardano, forse stupiti dal fatto che la città abbia dimenticato la loro generosità e la loro memoria.
Non le avrà sicuramente dimenticate, però, la Vergine della quale la famiglia era molto devota, venerata prima sotto il titolo di Madonna del Carmelo (Patrona della città di Gandia) e poi sotto il titolo di Madonna delle Milizie. Sono sicuro della sua intercessione celeste per accogliere i Cerratón tra i santi in paradiso.
Il prossimo anno ricorre il terzo centenario della ricostruzione del tempio (1721- 2021). Sapranno cogliere gli Sciclitani quest’opportunità e celebrare una ricorrenza tanto importante con manifestazioni degne di questo nome?
Voglio sperare che qualcosa nell’ambiente giovanile della città, da alcuni anni così vivace e attento alla storia locale, si muova e dia finalmente buoni e sperati frutti.
Crediti:
Archivio di Stato di Ragusa, sez. di Modica
Carioti Antonino, Notizie storiche della Città di Scicli, ed. a cura di Michele Cataudella, Voll. I e II, Comune di Scicli, 1992
Pacetto Giovanni, Memorie istoriche civili ed ecclesiastiche della città di Scicli, Ed. a cura di Antonio Sparacino, 2009
Sitografia aggiornata al 15.7.2020:
www.ragusanews.com, La China Ignazio, Domingo de Serraton, sergente della città di Scicli, 2013
www.ragusanews.com, Don Ignazio La China, Ritrovata la tomba dei figli di Domingo de Serraton, 2013
www.ragusanews.com, Militello Paolo, Sulle rotte del Cristo di Burgos, 2016
www.ragusanews.com, Un Uomo libero, Domingo de Cerratón, da Burgos a Scicli, 2013
www.ragusanews.com, Un Uomo libero, Il monastero di Santa Maria degli Angeli tra Settecento e Ottocento, 2019
www.ragusanews.com, Un Uomo libero, L’eremo delle Milizie di Donnalucata, leggenda e mistero, 2016
www.ragusanews.com, Un Uomo libero, Un orologio, una sepoltura e la cioccolata, 2016
www.ragusanews.com, Un Uomo libero, Un pittore e un erudito per l’Eremo delle Milizie di Scicli, 2016
© Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione, anche parziale e con qualsiasi mezzo, dei contenuti del presente articolo. Ogni loro eventuale citazione è subordinata all’autorizzazione previa dell’Autore.