Lettere in redazione Ragusa

Povera la mia Marina di Ragusa, distrutta dalla movida

Riceviamo e pubblichiamo

Povera la mia Marina di Ragusa, distrutta dalla movida

Ragusa - 20 Luglio del 2020, hanno detto che c’è un problema a Marina di Ragusa: la movida la sta distruggendo, qualcuno se n’è accorto e via alle danze. Siamo tutti lì oggi, a chiedere e rispondere, trovare cause e soluzioni, a mò di referendum popolare sui social.
Così si scopre di importanti riunioni, magari già programmate da tempo, all’occasione pubblicizzate per tranquillizzarci e farci sentire protetti da chi sta solo facendo il suo lavoro e quello che fa è solo quello che, come giusto, deve fare e, anzi, avrebbe dovuto fare prima che la cosa degenerasse: in fondo Marina ha solo bisogno di essere protetta da noi stessi.
Ma diamo uno sguardo anche altrove: a Ragusa c’è un centro storico, ma non è come quello delle città belle, è un centro storico dove appena esci di casa ti trovi in mezzo al puzzo di urina che aleggia nelle strade la mattina, e devi sopportarlo mentre sei costretto a camminare con gli occhi bassi perché devi scansare gli escrementi dei cani. Arrivi al muro di villa Margherita e se, per un caso fortuito, non trovi sacchi di immondizia, butti un occhio al di là delle sbarre e trovi i risultati della movida del pomeriggio prima: panchine divelte e buttate sul prato, pezzi di mobili caduti da chissà dove sparsi anche questi sul prato, insieme a bicchieri, bottiglie e, ovviamente, escrementi di cani sui prati, anche se i cani non potrebbero andare a fare i loro bisogni sul prato di un parco pubblico, credo.
Niente di nuovo, lo sappiamo da mesi, lo ripetiamo da anni a chi avrebbe dovuto controllare prima e a chi dovrebbe farlo ora. La mattina spediamo le foto agli indirizzi preposti, la sera telefoniamo a chi dovrebbe controllare il territorio e spesso ci dicono proprio che le pattuglie sono a Marina: “siamo in estate”.

Due anni fa ci era stato detto che non si poteva mettere mano al centro storico perché purtroppo la città aveva tante priorità, aspettate.
Un anno fa ci è stato detto che non si potevano mettere le telecamere nel centro storico perché la cifra era stata interamente dedicata all’acquisto di telecamere per altre zone della città che avevano la priorità, aspettate.
Due anni fa portavamo ancora i bambini alla villa Margherita, adesso non possiamo più, e non è colpa del Covid.
Il centro storico di Ragusa sta perdendo la sua identità, e lo sta facendo a velocità di tipo esponenziale. Chi non sta qui non si rende conto di quanto ogni giorno la situazione stia diventando irreparabile.
Poi ti fermi un attimo e ti rendi conto che, tra tutte le brave e competenti persone che decidono quali siano le priorità della nostra città, non hai mai visto nessuno passare da qui, né ora né negli anni addietro, non hai mai visto qualcuno di loro che portava i bambini a giocare alla villa quando erano piccoli: semplicemente quel qualcuno non è mai stato qui, sa solo dove posteggiare la macchina (in una strada a transito vietato ai non residenti peraltro) quando deve andare in tribunale o giù di lì.
All’improvviso apri gli occhi e capisci che ti stanno prendendo in giro (si è ingenui a volte), capisci che in realtà non c’è la volontà di arginare quell’onda che sta travolgendo tutto il centro di Ragusa, capisci che quell’onda da qualche parte deve andare, è troppo impetuosa per poterla arginare, e qualcuno ha scelto dove farla espandere, proprio come si fa con l’onda di piena del fiume: le si crea una cassa di espansione così lei si allarga lì e non va a fare danni in altre zone, che quelle sì vanno protette. Qualcuno ha deciso quale pezzo di terreno espropriare.
Pazienza, a qualcosa dovevamo pur rinunciare. Ci vediamo tutti a Marina.


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