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Un’estate al mare. Battiato: solitudine di una prostituta

"Capire Battiato", dice Morgan

Solitudine di una prostituta. Ovvero, “Un’estate al mare”.
Nel 1982 la cantante palermitana Giuseppa Romeo, in arte Giuni Russo (Palermo, 1951- Milano, 2004), scalò contro ogni previsione -anche personale- le classifiche italiane con un successo destinato a diventare la canzone dell’estate anche nei decenni successivi.
Solare, come l’olio abbronzante di Tahiti, che sopra i 28 gradi da solido si trasforma in liquido, la canzone apparve subito luminosa, fresca, semplice, comprensibile e cantabile da tutti. La stessa Giuni rimase scossa dal successo che travolse la sua carriera proiettandola nel panorama italiano come la cantante più amata.
E dire che nelle intenzioni dell’autore, l’amico Franco Battiato, c’erano ben altri intendimenti.

La canzone parla di una prostituta e della sua condizione di sogno e realtà. La vita desiderata, le vacanze, il mare, la libertà dal lavoro, e la materialità in cui invece vive ogni giorno.
“Per le strade mercenarie del sesso, che procurano fantastiche illusioni”, esordisce Battiato. E’ lei a parlare. Vive vendendo il proprio corpo, la Bocca di Rosa affrescata da Franco: “Senti la mia pelle com'è vellutata, ti farà cadere in tentazioni”. La donna della canzone trascorre le sere per strada, e vende l’amore mercenario nel buio d’inverno, sola, con la paura di essere vittima di violenza: “Sopra i ponti delle autostrade, c'è qualcuno fermo che ci saluta, senti questa pelle com'è profumata, mi ricorda l'olio di Tahiti, nelle sere quando c'era freddo, si bruciavano le gomme di automobili, quest'estate voglio divertirmi per le vacanze”.
Ma a questa donna la vacanza è negata. Dalla sua condizione di solitudine, e dal giogo del racket di un protettore che -non citato- appare sullo sfondo di un’autostrada. Battiato interviene sdoppiando la voce in un gioco di rimandi fra testo e musica: “Per regalo voglio un harmonizer con quel trucco che mi sdoppia la voce”. E’ la sua firma in calce.
Giuni Russo è scomparsa ad appena 53 anni dopo aver consacrato la sua vita a Dio come carmelitana. Ancora oggi, nelle storie di Instagram la sua voce, che senza trucco, alla fine del brano raggiunge le frequenze del fischio dei gabbiani, coprendo cinque ottave, accompagna la voglia di mare e di libertà. In un abbaglio tragico e luminoso.

Nella foto Giuni Russo con Leonardo Sciascia.


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