Lettere in redazione Ragusa

Covid, la sbornia minimizzatrice

Riceviamo e pubblichiamo

Ragusa - «Chi è senza peccato…»
È ormai un dato di fatto: abbiamo mollato! Prima che la stagione estiva entrasse “nel vivo”, i Comuni hanno emanato tante ordinanze per arginare gli ormai tristemente famosi “assembramenti” e noi tutti eravamo animati da buoni propositi, ma, i risultati, almeno finora, sono stati deludenti. Negli ultimi weekend sembrano siano saltate completamente tutte quelle norme essenziali più volte richiamate e adottate pubblicamente, a cominciare dalla prima, la più importante: il distanziamento sociale. A giudicare da ciò che si è visto sulle spiagge libere è sembrato di assistere ad un “normale” affollamento di ombrelloni con sottostanti bagnanti di tutte le età i quali, come se niente fosse e senza alcuna regola di distanziamento, hanno occupato ogni centimetro di arenile. Ci è stata data fiducia, ma noi questa fiducia non l’abbiamo meritata! Il COVID c’è ancora e continua ad infettare e mietere vittime. Siamo passati dallo psicodramma collettivo alla sbornia minimizzatrice “siamo sopravvissuti alla peste nera e alla spagnola, supereremo pure il COVID”. Dagli aperitivi e le serate in discoteca al tampone positivo, il passo può essere più breve di quello che si pensa. Francesco Prisco, il 7 marzo 2020, scriveva: «Non facciamo come don Ferrante, il personaggio manzoniano, che è l’esempio perfetto di come non ci si deve comportare di fronte al contagio. Guai a fare i fenomeni: servono buonsenso e responsabilità», soprattutto fra i più giovani! Pur nella spensieratezza che l’estate festaiola impone, il problema è serio, i rimedi non possono essere solo di tipo tecnico o sanzionatorio, ma serve la presa di coscienza della gente, giovani e non solo.


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