Attualità Scicli

Il ritorno e la vocazione

In via Podgora, vicino al moletto, a Sampieri

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Scicli - “Canelli è tutto il mondo” scriveva Cesare Pavese in esilio. Credo che tutto il mondo possa trovarsi nel luogo-isola in cui si nasce o per lo meno la parte essenziale dell’esistenza.
Posso parlare per mia esperienza?
Ho vissuto per quarant’anni lontano dalla Sicilia, per scelta, in una città d’arte bellissima, per molti aspetti unica. Lì ho proseguito e affinato la necessità del disegno e la pittura.

Di interrogarsi sulla propria storia personale non si smette mai. Anzi, proprio quando iniziamo ad incorniciarla e a tradurla in parole che ci appartengono e sintetizzano ciò che di conosciuto c’è nel racconto della nostra vita, ecco in quel momento affiorare dettagli e ricordi che sembrano appartenere a un’altra memoria.
Questo legame può non essere dei più tranquilli, anzi molto spesso è conflittuale. Ma, lo si voglia o no, i luoghi da dove veniamo e siamo cresciuti: ci plasmano e influiscono su di noi fino al nostro essere più profondo e contribuiscono a renderci quelli che siamo e a modellare la nostra identità.
Per questo è fondamentale - quando si è lontani - ogni tanto tornare ai propri luoghi dell’infanzia: per ritrovare dentro di noi quelle parti originarie e autentiche di noi stessi che nel lungo viaggio della vita abbiamo messo da parte e dimenticato per un po’, per ritrovare se stessi insomma.

Aver vissuto in un luogo, entra a far parte della nostra storia e quindi della nostra identità.
Il radicamento alla terra, specialmente a quella natia, costituisce il primo scenario su cui allestire la trama della nostra narrazione. Se immaginassimo di scrivere il primo capitolo della nostra storia probabilmente partiremmo proprio da lì, dove tutto è iniziato, dalle prime memorie, dai primi episodi vissuti, dalle prime passioni e espressioni di noi stessi e del mondo.
Ma il legame viscerale che unisce ogni individuo alla sua terra natia non preclude né rende difficile l’attaccamento affettivo con altri ambienti; semmai, con la sua presenza rassicurante, fa da base sicura da cui partire per percorrere tutti gli altri sentieri.
A volte questo legame, riportando nel passato, può far sembrare le nuove sfide ardue ed ostili per il senso di estraneità che trasmettono. Ma solo mantenendo il sottile intreccio di fili che ci ancorano al nostro inizio nel mondo è possibile sentirsi meno soli e disorientati nel difficile compito di abitarlo e conoscerlo o, più semplicemente, conquistarne un piccolo angolo.

Quando si ritorna, si torna diversi. Nato al mare, sono tornato a Lui. Al tempo è connaturato il cambiamento. Luoghi e persone cambiano, le passioni restano. Dipingevo da ragazzo, dipingo ancora. In altra modalità, quando una vocazione diventa attività primaria, non si può che esserne felici. La necessità di riprodurre il mondo interprentandolo, dopo è diventata urgenza.
L’eremitaggio al mare ha il misticismo di ogni separatezza, la malìa di un impegno svolto per missione. Il mare inquieto che tiene insieme terre diverse.
“Il Mare in scatola a Sampieri”, trattiene sensi segreti, nostalgie e affezioni della fanciullezza. Per chi è nato in un luogo di mare, quell’entità irrequieta, è riferita al sorgivo percepire che si vorrebbe trattenere e portare dietro custodito in una scatola dei ricordi e delle nostalgie.

Lino Bellia, via Podgora, Sampieri, pressi del Molo. Qui le opere


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