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L'inchino dei Santi, davanti ai mafiosi, e non solo

Gli omaggi delle processioni ai boss esprimono un potere sociale

La pietà popolare è il sistema immunitario della chiesa. Paola di Papa Francesco al clero siciliano nel settembre di due anni fa. Si intitola "Piegare i santi. Inchini rituali e pratiche mafiose" il libro di Berardino Palumbo, professore ordinario di Antropologia sociale all'Università di Messina, edito da Marietti 1820. 

Il comodato d'uso della religiosità è esercitato da mafia, Camorra e 'Ndragheta per ottenere la sottomissione del popolo e ottenere consenso politico.  Rendere omaggio ai boss della mafia o ai loro familiari facendo inchinare le statue dei santi durante le processioni è un aspetto della più ampia religiosità diffusa in molte aree del Mezzogiorno, ma anche in alcune realtà del nord Italia. Liquidato come gesto pagano e premoderno, esso in realtà richiede una lettura in grado di comprendere la complessa e più generale macchina rituale della festa. Le famiglie mafiose talvolta provano a controllare i tempi e i ritmi delle processioni religiose e, occupando una precisa posizione sotto le vare, decidere il movimento delle statue; possono gestire i tempi, i luoghi e le modalità dello sparo dei fuochi d'artificio e così rappresentare pubblicamente il proprio status sociale e i rapporti di forza tra uomini. Questi esperti manipolatori dello spazio pubblico guidano auto di grossa cilindrata, maneggiano armi e droga e investono in complesse operazioni finanziarie; non sono dunque gli attori di una società arcaica, ma esponenti del cosiddetto casinò capitalism.


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