Cronaca Ragusa

Covid, 4 infermieri positivi al Maria Paternò Arezzo, ospedale sicuro?

Una situazione al limite

Ragusa - Sale a quattro il numero degli infermieri in servizio all’ospedale Covid Maria Paternò Arezzo di Ragusa risultati positivi al Coronavirus. Si tratta di infermieri in servizio proprio nel reparto Malattie Infettive dove si trovano otto pazienti: sette in malattie Infettive e uno in Terapia intensiva. Nessuno degli infermieri è ricoverato. 

“L’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa Ibla, trasformato in Covid Hospital, non presenta i requisiti necessari per garantire gli standard di sicurezza a tutela della salute dei lavoratori”. La denuncia arriva dal medico Adriano De Nicola, rappresentante provinciale di Ragusa di AAROI (Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedali Italiani) ed è contenuta in una lettera inviata ai vertici dell’Asp iblea. De Nicola critica la decisione dell’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza – avallata dal manager Asp, Angelo Aliquò – di creare al Paternò Arezzo una Rianimazione dedicata ai pazienti Covid riadattando i locali della ex Neonatologia. Dall’Arezzo, negli ultimi mesi, sono stati trasferiti all’ospedale Giovanni Paolo II, anche la Cardiologia e la Neurologia. Ma il quesito posto ai vertici dell’Asp dal sindacalista va ben oltre.

“Sono rispettati – si legge sul sito dell’AAROI – gli standard di sicurezza per quanto riguarda il trattamento ambientale, le normative antincendio, le caratteristiche strutturali e strumentali sanitarie minime che definiscono una Rianimazione ad alto rischio”? Le porte e gli infissi, sempre secondo il sindacato, non risponderebbero ai requisiti di isolamento contaminato/non contaminato tipici di una Rianimazione per pazienti infettivi. Il Maria Paternò Arezzo non dispone di un laboratorio analisi per cui i prelievi effettuati la mattina vengono inviati al Giovanni Paolo II e i risultati si conoscono solo nel pomeriggio malgrado si tratti di pazienti critici che avrebbero bisogno di ben altra tempistica. Il rappresentante sindacale denuncia anche i ritardi nella dotazione di un frigorifero a temperatura controllata per i farmaci, mentre sussistono seri dubbi sulla differenziazione dei percorsi: pazienti Covid attraverserebbero aree dove transitano pazienti ambulatoriali e visitatori che vengono sanificati alla bisogna. Da quanto scritto dal dottor De Nicola sembra proprio che il Covid hospital di Ragusa presenti parecchie criticità in materia di sicurezza. Ma c’è anche un aspetto che riguarda la grave carenza di anestesisti, cosa che obbliga il personale medico a turni che non tengono conto di ferie o di problemi familiari. Le conclusioni, almeno stando al giudizio del rappresentante sindacale AAROI, sono preoccupanti.

“L’apertura della Rianimazione Covid – afferma De Nicola – rischia di uccidere la sanità in provincia di Ragusa”. La speranza è che si trovi una soluzione ad un groviglio inestricabile e pericoloso, mentre il sindacato si chiama fuori da eventuali disfunzioni legate ad un modello organizzativo che non può avere come unici responsabili gli anestesisti. 


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