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La matta

"Quando ritornerà da Marina di Ragusa, vada in una ricevitoria del lotto e punti su questi numeri: 7, 12, 60"

La matta

Con la mia automobile andavo di mattina presto verso Marina di Ragusa. Un mattino d’inizio giugno e si era alzato anche il vento.
Volevo fare una sorpresa ad alcuni amici e perciò non li avevo avvisati.
Imboccai la circonvallazione che da Scicli mi avrebbe fatto evitare l’attraversamento di Donnalucata.
Prima di arrivare a Plaia Grande, da lontano, guardavo un ombrellone muoversi ai bordi della strada.
Pensai: “Sarà un ragazzo che è in vena di scherzare”.
Rallentai. Mi accorsi, invece, che a reggerlo a fatica era una donna. Mi fermai. Abbassai il finestrino.
-Dove va con l’ombrellone e con questo vento? - Le chiesi.
-Al mare. - Rispose lei allegra.
- Da qui ne ha ancora per qualche chilometro - dissi io - se vuole, posso darle uno strappo fino al punto più vicino alla spiaggia. Sono diretto a Marina di Ragusa. -
Lei mi guardò con uno sguardo curioso e diffidente. Rimase in silenzio.
- E l’ombrellone? - Domandò poi.
- Lo chiude. - Risposi con un sorriso.
- Ahhh!- Fece, ridendo anche lei. - E’ chiaro. In macchina non entra aperto.-
Pensai: “Forse ho fatto male a fermarmi, questa tipa sarà matta”.
La donna richiuse l’ombrellone e attivò la maniglia dello sportello posteriore. Si accomodò con il suo ingombrante fardello dietro del mio sedile.
Rimisi in moto.
- Lei non è di qua, suppongo…- La interrogai.
-Infatti. - Confermò. - Mio marito si è trattenuto in roulotte. Abbiamo trovato un campo incolto su una splendida acropoli, siamo rimasti folgorati dalla bellezza del paesaggio e ci siamo fermati da qualche settimana. - Mi spiegò. - Lui mi raggiungerà a breve. - Mi assicurò dopo una pausa studiata.
- Ha un accento straniero…- Obiettai io.
- Sì, è vero. Io sono rumena ma ho sposato un italiano e vivo in Italia da tantissimi anni ormai. L’Italia è diventata la mia patria.-
Ci avvicinavamo a Plaia Grande.
- La lascio all’inizio del villaggio o più in là? - Chiesi.
- No. Mi lasci all’inizio. Così mio marito non tarderà molto a trovarmi in spiaggia. - Rispose.
Fermai l’autovettura. Scesi per aprirle gentilmente lo sportello perché scendesse a sua volta con facilità, abbracciata stretta com’era al suo ingombrante ombrellone.
Notai due splendidi occhi azzurri che mi fissavano con molta simpatia e gratitudine.
Le porsi la mano per salutarla.
-Grazie. - Disse lei. - E’ stato davvero molto gentile. -
Improvvisamente sentii che rovesciava la mia mano mentre la stringeva con la sua. La aprì e la scrutò.
- Sa! - Si giustificò con un sorriso. - Amo leggere la mano, da piccola mia nonna m’insegnava e ora mi diverto a farlo con gli amici. - Si fece seria. Proseguì. -Lei non è solo gentile è anche un uomo fortunato. Voglio farle un regalo. Quando ritornerà da Marina di Ragusa, vada in una ricevitoria del lotto e punti su questi numeri: 7, 12, 60. Sono i suoi numeri, non li dimentichi. Così si ricorderà di me. -
La vidi allontanarsi. La seguii con lo sguardo fino a quando scomparve tra il verde dei giardini.
Rimisi in moto.
La visita agli amici fu davvero una gradita sorpresa. Raccontai il fatto. Ci ridemmo sopra. Anche loro pensavano che la signora un po’ matta dovesse essere.
Mi fermai a pranzo da loro, nel primo pomeriggio ritornai a casa.
Rifacendo al contrario lo stesso percorso del mattino, nel punto in cui avevo trovato la donna con l’ombrellone, cercai con gli occhi la roulotte sull’acropoli antistante, come lei aveva detto, ma non c’era alcuna roulotte.
Conclusi: “Era davvero matta!”.
Quei numeri però mi facevano pensare, mentre guidavo.
Di colpo diedi una frenata. I numeri altro non erano che la sintesi della mia data di nascita! Il giorno sette del mese di dicembre del 1960 ero nato io.
E non sorrisi più all’idea che quella donna fosse matta davvero.
Giocai al lotto i numeri come lei aveva consigliato e feci un ambo. Non era uscito stranamente il sette. Ma il sette giugno io l’avevo incontrata! Un’altra coincidenza strana.
Ricordai gli occhi, due gocce di mare, e il sorriso buono della donna del mistero.
Più che una matta - ero ormai sicuro - quel giorno io avevo incontrato un angelo.
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