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Don Giovanni al tempo del Covid al "Massimo" di Palermo

Don Giovanni al tempo del Covid al "Massimo" di Palermo

PALERMO, 23 SET La prima opera lirica al tempo del Covid è andata in scena al Teatro Massimo di Palermo, per il Festival "Sotto una nuova luce", ed è stato un successo: "Don Giovanni" di Mozart nella versione di Vienna, che si conclude con la morte del libertino. Un Don Giovanni credibile, il basso Alessio Arduini, bello, seducente, giovane, bravo e utilizzato al meglio dal regista Marco Gandini e dai filmati di Virginio Levrio. Primi piani mozzafiato, che fanno percepire l'inquietudine del personaggio, la sua bramosia, il suo essere sempre sospeso tra la ricerca del piacere e la nuova conquista.
    Il cinema è venuto in aiuto dell'opera e ha reso tutto molto più semplice e convincente. L'orchestra è in platea, i cantanti si muovono tra la platea, il palcoscenico, le pedane di proscenio, sempre molto distanti gli uni dagli altri, ma con una dinamicità che segue il ritmo mozartiano e con i protagonisti che esprimono il gioco della seduzione senza bisogno di toccarsi o stare vicini.
    Il pubblico, 200 spettatori circa, è distribuito nei palchi.
    Omer Meir Wellber, questa volta non è sul podio, ma al clavicembalo, dirige l'orchestra e suona, dando vita ai recitativi più innovativi che si siano sentiti fino a ora, bravissimo, ha stabilito con l'orchestra un grado di complicità difficilmente raggiungibile e soprattutto con Daniela Pellegrino al cembalo. L' impianto visivo è di Virginio Levrio, con i portici e i campielli e la torbida laguna in cui si specchia il protagonista. Ottima prova per Leporello, interpretato da Riccardo Fassi, ma tutto il cast è da applausi a scena aperta.
    (ANSA).
   


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