Attualità L’allarme

Covid, ospedali già pieni: allo studio lockdown locali e chiusure regionali

Il peggio deve ancora arrivare, cittadini e politici col fiato sospeso

Il peggio deve ancora arrivare, cittadini e politici col fiato sospeso

 “Rischiamo 16 mila contagi al giorno, gli ospedali di Lazio e Campania sono già quasi pieni" e a ruota seguiranno quelli delle altre regioni secondo Walter Ricciardi, consigliere del ministero della Salute per l'emergenza: “I posti si stanno già saturando adesso, figuriamoci quando arriverà l'influenza". Se i contagi proseguiranno a crescere, non saranno solo le persone infettate dal Coronavirus a rischiare di non trovare un letto ma, come già visto durante il lockdown, anche i pazienti affetti da altre gravi malattie, come tumore e diabete, molti dei quali hanno da poco ripreso analisi e cure, saltate o rinviate dallo stop. 

Le cronache di queste ore si accavallano l’un l’altra, dal nord al sud del Paese: a Bergamo sono scattate altre 150 denunce per la gestione dell'emergenza; a Taranto un matrimonio con sposi e ospiti positivi si è trasformato in un triage sanitario, con 120 invitati sottoposti ai tamponi; a Roma la piazza per il Fridays for Future di Greta Thunberg è andata deserta. Nella provincia di Latina è già partito un mini lockdown con ingressi contingentati ovunque e coprifuoco notturno. La sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, avverte che molto probabilmente non sarà l’unico, a livello locale: "Non chiuderemo tutto il Paese” assicura, ma una parte sì. Lo conferma il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia: “Le limitazioni di spostamento tra le Regioni non possono essere escluse”. In realtà, aggiunge, “non si può escludere nulla in questo momento”. Dunque, neanche un ritorno alla chiusura di attività e negozi su tutto il territorio nazionale? 

I governatori sono allarmati: "Siamo pronti a nuove restrizioni" annuncia quello dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonacini; "Prepariamoci a mesi più pesanti di gennaio-maggio" fa eco il collega della Campania, Vincenzo De Luca, che dopo l’estate ha visto crollare in un batter d’occhio quanto di buono era riuscito a costruire in termini di prevenzione. Non siamo al collasso, insomma, ma poco ci manca: “Quando si abbasseranno le temperature e arriveranno i virus influenzali - spiega Ricciardi -, saranno problemi perché dovremmo stare all'interno e le famiglie si contageranno".


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