Attualità Il ritiro

Liliana Segre, l’ultimo applauso

Ultima apparizione pubblica per la senatrice sopravvissuta ai lager

Liliana Segre, l’ultimo applauso

AREZZO - «Ho scelto la vita, e sono diventata libera». Sono le ultime parole pubbliche pronunciate dalla senatrice a vita Liliana Segre, tra le più forti testimoni oculari dell’orrore dei campi di sterminio durante la Seconda guerra mondiale, diventata un simbolo di resistenza e dolcezza al tempo stesso, la cui fama ha travalicato i nostri confini. Segre è stata accolta alla Cittadella della Pace di Rondine da una standing ovation, sotto le note de “La Vita è bella”. L’occasione era l’inaugurazione dell’Arena di Janine: uno spazio intitolato alla giovane amica che non riuscì a salutare, prima che venisse condotta nelle camere a gas di Auschwitz.

Quando nel 1944, a soli 14 anni, venne separata dai genitori e deportata dal binario 21 della stazione di Milano Centrale al campo di concentramento tedesco di Auschwitz-Birkenau, probabilmente non avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe arrivata a 90 anni, un traguardo raggiunto lo scorso 10 settembre. Per oltre 70 anni è stata la testimonianza vivente della Shoah italiana, ambasciatrice dei valori democratici e di convivenza civile: una vita dedicata alla custodia della memoria dell’inferno in terra rappresentato dal nazifascismo, spendendosi sempre fino all’ultimo - incluso il recente brutale assassino di Willy a Colleferro - contro razzismi, negazionismi e rigurgiti nostalgici che ancora si agitano sotto le ceneri del periodo più buio della storia dell’uomo, tanto da costringerla a vivere da un anno sotto scotta per le minacce ricevute.

Ma chi ha visto ed tornato dall’inferno, non ha più paura di nulla. "Un giorno di settembre del 1938 sono diventare l'altra - ha raccontato ancora oggi -. So che quando le mie amiche parlano di me aggiungono sempre la mia amica ebrea. E quel giorno a 8 anni non sono più potuta andare a scuola. Ero a tavola con mio papa e i nonni e mi dissero che ero stata espulsa. Chiesi perché, ricordo gli sguardi dei miei, mi risposero perché siamo ebrei, ci sono delle nuove leggi e gli ebrei non possono fare più una serie di cose. Se qualcuno legge a fondo le leggi razziali fasciste una delle cose più crudeli è stato far sentire invisibili i bambini. Molti miei compagni non si accorsero che il mio banco era vuoto". Una donna eccezionale che ha deciso di chiudere la sua attività ufficiale di messaggera di vita e speranza con un messaggio, come sempre, diretto ai giovani, alle generazioni che verranno. Affinché non dimentichino a quali barbarie portino intolleranza ed autoritarismo e perché,come profetizzò il presidente americano Eisenhower, “arriverà un giorno in cui qualche idiota negherà che tutto questo sia mai successo”. 


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