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Il preside di Palermo: Il virus non è nelle scuole, sbagliato chiudere

Lo sfogo del preside di Palermo: «Il virus non è nelle scuole, sbagliato chiuderle: questa è una catastrofe educativa»

Il preside di Palermo: Il virus non è nelle scuole, sbagliato chiudere

Palermo - «Il virus non è nelle scuole. Il virus si diffonde fuori dalle scuole». Giusto Catania, dirigente dell'istituto comprensivo Giuliana Saladino di Palermo, boccia senza mezzi termini l'idea di un nuovo stop alle lezioni in presenza. «La scelta di qualche presidente di Regione di chiudere le scuole, a causa dell'emergenza sanitaria, è sbagliata», dice senza giri di parole. Perché negli istituti scolastici «sono sempre attivi tutti i dispositivi di sicurezza, distanze, percorsi separati, orari diversificati, accessi controllati, monitoraggio costante. Se si attuassero dappertutto i comportamenti praticati dentro le istituzioni scolastiche si potrebbero evitare nuovi lockdown e si bloccherebbe la risalita della curva dei contagi». Per il preside che è anche assessore comunale nella Giunta targata Orlando «siamo davanti ad una “catastrofe educativa”, come afferma Papa Francesco, e la didattica a distanza aumenta le disuguaglianze sociali e culturali. La sfiducia verso le istituzioni scolastiche, in questi ultimi anni, è aumentata grazie alle degenerazioni populiste, alla campagna mistificatoria contro i docenti, all'avvento dei tuttologi sui social network. Il Covid ha aumentato la paura e ha fatto veicolare messaggi fuorvianti, rappresentando la scuola come una fonte prioritaria di diffusione dei contagi». La conseguenza? «L'aumento della dispersione scolastica, soprattutto in quartieri difficili delle nostre periferie urbane», avverte.

«Al racconto di uno starnuto si assentano intere classi - dice ancora Catania - Gli stessi alunni che non sono in classe, tuttavia, possiamo ritrovarli in giro per i quartieri senza mascherina; nelle fotografie delle feste di prime comunioni con centinaia di invitati; insieme a genitori che ostentano mascherine abbassate o legate al braccio». Al contrario, «il protocollo ministeriale, la collaborazione con le autorità sanitarie, il lavoro meticoloso di dirigenti scolastici, docenti, collaboratori e personale di segreteria ha reso la scuola il posto più sicuro, il luogo dove si può arginare la diffusione del virus». «Il coronavirus sta facendo tanti danni alla salute, all'economia, alla politica, ai comportamenti sociali, alle relazioni umane - conclude Catania -, evitiamo che faccia danni irreparabili al futuro, evitiamo che distrugga la speranza delle nuove generazioni, evitiamo che cancelli definitivamente la funzione strategica della scuola».


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