Attualità L'intervista

Selvetella, gli amanti e Pirandello

Lo scrittore presenta a Ragusanews il suo nuovo romanzo sulle "regole" dell'amore lieve

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 Yari Selvetella era geniale già al liceo. A 15 anni, durante le occupazioni, teneva corsi di letteratura e poesia seguiti da tutto l’istituto, prof inclusi. E trovava pure il tempo di suonare il sax. Oggi è uno degli intellettuali italiani più profondi ma guai a dirglielo, ti manderebbe a quel paese. Perché è pure umile e simpatico. Giornalista, volto del Caffè di Unomattina, autore a Linea Verde e soprattutto scrittore: a 18 anni il Grinzane Cavour per la giovane critica, a 21 la raccolta di poesie Da un altro tempo, edita da Bastogi, per cui nel 2001 pubblica  la prima biografia mai uscita su Rino Gaetano. Quindi il filone della storia della cronaca nera romana. L’anno scorso è stato finalista al Premio Strega con Le stanze dell’addio, struggente riflessione sulla morte e la separazione. Quest’anno con Le regole degli amanti, edito da Bompiani, ha cambiato registro, restando nell’ambito delle emozioni ma indagando quelli nascosti, che frequentano le ombre della trasgressione e del doppiogioco nel proposito, apparentemente folle, di rendere stabile e durevole il sentimento più fugace, la felicità. Solo come amanti si può continuare a godere della passione, di quell’ardore appiattito e appannato nelle relazioni istituzionali con i rispettivi partner? Ha senso definirlo amore se non è messo alla prova della condivisione delle difficoltà del menage domestico? E d’altro canto, può ancora esser definito tale il suo residuo, ciò che ne resta dopo le rinunce a cui lo costringono le vite parallele, ufficiali?  E’ possibile trattenere solo il “bello” dell’amore, filtrato dalle scorie argillose della routine familiare? Gli artisti, a differenza dei politici, non danno risposte ma avanzano dubbi. Selvetella apre uno squarcio e affonda nell’umano: si può gustare la trama del romanzo distaccandosene, o seguirla nei percorsi riflessivi che spalanca, destinati per loro natura a non fornire soluzioni ma solo quesiti. 

Come vanno le presentazioni con le mascherine in piena, vissute con l’ansia che ogni nuova possa essere l’ultima, per un nuovo lockdown? A settembre c’è stata l’ultima parte di quella che sembra essere stata una breve tregua. Sono riuscito a fare delle presentazioni, con mascherine e stretta osservanza delle regole, a Milano, Napoli, a Pordenone Legge, al Festival Insieme di Roma. Adesso dovevo andare in Puglia ma l’evento è stato sospeso perché non ci sono più le condizioni, c’è timore del contagio ed è più difficile allestire gli incontri all’aperto. La nota positiva però è che nonostante la crisi, sebbene i librai siano a pezzi, le case editrici rimandino indietro i libri e ci si sia messo pure il maltempo, ho toccato con mano una grande passione per i libri, una gran voglia di leggere e di conoscere. Sono stati appuntamenti con presenze inferiori rispetto al solito ma con una grande voglia di farli, e farli con qualità. Una sensazione di attenzione e curiosità verso la cultura, che mi auguro preluda a cose migliori finita l’emergenza.

Nelle recensioni fin qui pubblicate, quest’ultimo romanzo si è prestato a qualche equivoco. Le regole degli amanti è un romanzo facilmente fraintendibile ma è nelle cose, è scritto con una stratificazione di ambientazioni e di significati tale che il lettore può decidere di fermarsi sul registro che gli è più consono o capirne di più, anche sul contesto degli anni in cui è ambientata e le generazioni rappresentate dai protagonisti. E’ la storia d’amore di Iole e Sandro, che si conoscono a Roma alla fine degli anni 80 e intraprendono una relazione extraconiugale. Dopo qualche settimana iniziano a innamorarsi ma, invece di tagliare o uscire dai rispettivi matrimoni come suggerirebbe il buon senso, si rendono conto che forse è proprio il modello di rapporto che pone la società a non andare e stilano un decalogo di regole, estranee all’amore: un sentimento che non dovrebbe averne e a cui è invece pesantemente sottoposto nella vita quotidiana. Ci sono regole in qualsiasi coppia, a volte addirittura leggi, come nel matrimonio. Si tratta di norme di buon senso, con note positive come la solidarietà e la confidenza, scottate però dall’evoluzione negativa che talvolta possono avere: la confidenza se diventa fratellanza, e la solidarietà quando si trasforma in comunanza di intenti, senza più la follia, il gioco, la magia dell’inizio. Il loro è un “manifesto dell’amore lieve” e per 30 anni riescono ad attenersi strettamente a queste regole, 30 anni di vicende in cui si confrontano con la fondatezza delle loro pretese e i casi della vita. E’ possibile andare avanti così a lungo? A che prezzo? Ci sono tante domande e il lettore è interrogato dalle scelte dei personaggi, provando sentimenti contrastanti. 

C’è una parola peggiore di traditore, quando il tradimento è rivolto agli affetti più cari: giuda. Come si convive col senso di colpa? Questo tema tendono a rimuoverlo. E’ come un uomo che rapina un tabaccaio. Il buon senso direbbe: cosa fai, rischiare di finire in galera per due spicci, non ne vale la pena. Eppure questi pensieri non lo fermano. E’ un rischio messo in conto, già contemplato. La risposta è no, non ci pensano che stanno tradendo il partner. Del resto è una cosa che fa parte della quotidianità di molti. Bisogna considerare che la loro vicenda, borghese, è calata in un periodo di involuzione dei valori. Quella di fine anni 80 è stata una generazione di grandi pretese, di esaltazione, vissuta senza pensare molto alle conseguenze. Io non li giudico troppo. Iole e Sandro sono come quegli amici che vedi una volta l’anno e ti confidano delle strane avventure che gli sono capitate, episodi privati che spesso però rivelano scelte insolite e curiose, come queste regole che i due amanti del libro rispettano scrupolosamente per tanto tempo. Persone che apparentemente conducono una vita normale, insospettabili che nascondono storie incredibili. E tu li ascolti, un po’ per rassicurarti, un po’ perché sono divertenti, e un po’ anche giudicandoli dentro di te. Ma sempre con affetto. 

Si scrive sempre di se, anche parlando di extraterrestri. La tua compagna ha alzato almeno un sopracciglio? Ho condiviso tutto il romanzo, fin dalla prima pagina, con la mia compagna. Eravamo in vacanza insieme quando mi è venuta l’idea ed è stata la prima persona a conoscere questo decalogo amoroso. Scrivere di se non ha un’accezione solo autobiografica ma significa scrivere dei propri desideri, delusioni, ambizioni. Il narratore è come un cantautore, un grande ladro di storie che diventano anche sue. Piccole notizie di cronaca, prese dai giornali. Ad esempio un funerale a cui si presentino due famiglie diverse, e ti chiedi come sia stato possibile per il defunto non lasciar trapelare nulla della doppia vita, tenere nascosto quel segreto per decenni. Portando in giro il libro( ride), mi sono reso conto che in realtà non sono così poche, ho capito che sono storie molto più diffuse di quello che pensassi. Tra gli autori citati nelle Regole c’è Luigi Pirandello, che ha detto tanto sulle contraddizioni tra ciò che si muove in noi e quello che vogliamo mostrare. Iole e Sandro all’esterno vivono una normalità borghese, risolta nella famiglia, ma dietro le quinte tirano fuori un'altra situazione, più complessa, più emotiva ed emozionante, che ci dice di loro molto più di quanto lascino trasparire.


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