Cultura Cinema

Mitico Bud, eppure ti hanno dimenticato

Il 31 ottobre l’attore (per sbaglio) italiano più popolare al mondo avrebbe compiuto 91 anni

Mitico Bud, eppure ti hanno dimenticato

 Quando nel ’99 La vita è bella vinse l’Oscar, il Time pubblicò un sondaggio sull’attore italiano più famoso al mondo in quel momento. Con una certa sorpresa, e imbarazzo, non risultarono né Benigni né Gassman né Sordi. Al primo posto c’era Bud Spencer. Al secondo Terence Hill. L’indagine, rigorosamente condotta a livello globale e senza prospettive “occidentocentriche”, considerò anche gli spettatori di Africa, Asia e America latina dove il duo è più noto di Mastroianni, Totò e Sofia Loren messi insieme. Molti migranti giunti in Italia a cavallo del millennio forse non conoscevano i Beatles, ma in patria avevano visto Trinità. L’obiettivo del settimanale Usa era rilevare la popolarità. Non la qualità di quel cinema colto, impegnato e a volte autoreferenziale, a nome del quale Ermanno Olmi chiese scusa alla coppia consegnandole il David di Donatello 2010 alla carriera. 

Il ricalcolo dell’inflazione rende ardua la stima, ma parliamo dei protagonisti di almeno una decina tra le cento produzioni che hanno incassato di più nella storia del cinema. Se hanno ricevuto un unico riconoscimento in quasi 30 anni di film, lo devono all'umiltà di un grande regista «ad asterischi e palline», che non c'entrava nulla con loro. «A salvare il mondo non sarà soltanto la cultura o la bellezza, ma la gioia» scrisse nella motivazione del premio Olmi, che volle Spencer nel suo Cantando dietro i paraventi. Un attestato tardivo e rimasto isolato da parte dell’intellighenzia della macchina da presa, che da sempre fatica a riconoscere il valore artistico della sana risata. Bud&Terence divertono ancora come solo i grandi riescono a fare quand’è passato il loro tempo: Stanlio&Ollio su tutti, spesso citati tra le righe dei loro film, e di cui in fondo non ne rappresentano che una versione a colori più movimentata. Quanti sanno intrattenere oggi senza una parolaccia, una volgarità, una scena di sesso? Tante botte è vero, ma mai una sola goccia di sangue. Al fumetto Braccio di Ferro fu assegnata una laurea ad honorem per la promozione del consumo di spinaci tra i bambini, nonostante gli sberloni rifilati a Bruto. Perfino Anton Makarenko teorizzò lo schiaffo educativo. Come rimproverarne uno a Bud? 

Naturalmente Carlo Pedersoli è nel cuore anche del pubblico del nostro continente, non solo quello un po’ meno intellettuale o “radical-chic”. In Germania la sua autobiografia - Altrimenti mi arrabbio, uscita nel 2010 - è stata per settimane in cima alla classifica dei libri più venduti; il giorno della scomparsa politici e sportivi tedeschi espressero pubblicamente il loro cordoglio. Nel loro dizionario c’è addirittura un verbo coniato sul suo nome: budspencerer, ovvero “atterrare un avversario con un colpo secco in testa”. La micidiale mossa caratteristica di Bambino, Piedone, Bomber, Bulldozer, Banana Joe. Intere generazioni del pianeta l’hanno adorato perché capace di incarnare come nessun’altro sul grande schermo il prototipo del gigante buono, candido e irascibile, brusco e mangione: un Obelix poco extra e molto terrestre. Nell’Est Europa l’affetto proviene anche dalla censura operata dai regimi comunisti negli anni 70, nei confronti dei western americani: gli spaghetti-western italiani invece non erano vietati e nei paesi dell’ex blocco sovietico hanno rappresentato per decenni l’unica versione conosciuta di quel genere cinematografico, e tra le poche opportunità d’evasione da una realtà per molti opprimente.

Chi conosce la filmografia non avrà mancato di notare, tra una battuta e una scazzottata, quella sottile vena antiamericana e i temi dell’ambiente e dei diritti dei più deboli, per quanto stemperati nella cornice di una pellicola comica: può passare un messaggio anche nella dimensione brillante del cartoon, dove il cattivo - prepotente e violento - è sempre netto. Il 27 giugno 2016, alla notizia della morte, migliaia di ungheresi si riversarono davanti all’ambasciata italiana a Budapest: la folla, commossa e plaudente, circondò completamente la cancellata dell’edifico riempiendola di foto e candele. Nel 2018 hanno eretto un bronzo di due metri in suo onore, nel centro della capitale. Le maggiori testate internazionali - dal Nyt al Washington Post, dalla Cnn alla Bbc - gli hanno dedicato articoli e documentari. Da noi nessun ricordo a parte una via intitolata a Fontenuovo, in provincia di Parma, e una scultura a Livorno, martoriata da maltempo e beghe comunali, durata 4 mesi e già rimossa. Lui stesso si lamentò più volte in vita di sentirsi snobbato dalle istituzioni. Ha avuto di che consolarsi con la fama, la ricchezza e l’amore del pubblico. E con la possibilità concessagli dalla natura - 1,92 di altezza per 130 kg e 47 di piede - di guardare fisicamente dall’alto in basso chi l’ha ignorato. Visto che si vuole tanto rilanciare l’edilizia, non sarebbe male realizzare un piccolo busto per il “grande” Bud. Magari a Roma, dove si è spento 4 anni fa, o nella sua Napoli. Con in calce una delle sue frasi più belle: “Non c’è peggior cattivo di un buono quando diventa cattivo”. 


© Riproduzione riservata