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E Alitalia inaugurò la discontinuità territoriale

Torna il caro biglietti aerei, dopo che Alitalia lascia Comiso e sceglie Catania, dove non ha obbligo di calmierare i prezzi dei voli

E Alitalia inaugurò la discontinuità territoriale

Comiso - Volare da Comiso a Roma con 58 euro per i residenti. Due volte al giorno. Sette giorni su sette. A Milano-Linate, invece, si va spendendo 71 euro. Un volo al giorno. Sette giorni su sette. La notizia della continuità territoriale era stata salutata come una conquista per il territorio.
Erano queste, infatti, le tariffe della cosiddetta continuità territoriale, quella incentivata dagli aiuti di Stato che hanno portato nelle casse di Alitalia 23 milioni di euro. Denaro pubblico per l’aggiudicazione del bando di gara che dovrebbe garantire, giornalmente, i collegamenti sulla direttrice Sud-Nord. Dovrebbe, appunto. Un sistema per superare gli svantaggi connessi al libero mercato affinchè il trasporto aereo possa essere fruibile anche a quei cittadini abitanti in regioni svantaggiate.

Succede però che dall’aeroporto di Comiso la compagnia di bandiera abbia cancellato ben 17 voli su 21 a settimana, complice lo scarso numero di prenotazioni legato all’impatto del Covid. Questa almeno è la versione ufficiale.
E così per andare a Roma, il solito cittadino del Sudest siciliano è costretto a tornare all’aeroporto di Catania dove, per fare un esempio, martedì 12 gennaio spenderà quasi 300 euro, solo andata, s’intende. La situazione non va meglio nei giorni a seguire, specie se si sceglie un orario comodo.
Ora, la deduzione dell’uomo della strada è quella che ad Alitalia converrebbe concentrarsi sull’aeroporto di Catania dove il mercato è libero (sic!, 300 euro a biglietto), anziché Comiso (58 euro), e dove non c’è praticamente nessuna concorrenza. In buona sostanza, gli aiuti di Stato (23 milioni, lo ripetiamo) sono già in cassa e con la scusa del Covid si limitano i costi riducendo le frequenze. Con buona pace di tutti.


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