Cultura Scicli

La Cona dei dispiaceri

La commissione di una grande cona a rilievo per l’altare maggiore della parrocchiale di S. Maria la piazza a Scicli

La Cona dei dispiaceri

Scicli - Facendo riferimento al mio saggio precedente, a firma “Un Uomo libero”, apparso sul giornale on line www.ragusanews.com il 2 novembre dal titolo: “S. Maria de plateis di Scicli: un esempio di cantiere tardo rinascimentale”, è d’obbligo raccontare l’epilogo amaro di quella che fu una delle avventure artistiche più importanti della Contea di Modica nel Cinquecento: la commissione di una grande cona a rilievo per l’altare maggiore della parrocchiale di S. Maria la piazza a Scicli.
Come ho scritto in quell’occasione, la committenza era stata affidata dai procuratori della chiesa al pittore Bernardino Niger il quale si era avvalso della collaborazione e dell’aiuto del Rev/do Gregorio Impanito, monaco del convento dei frati minori di Mineo, e di un doratore e artista napoletano Geronimo Fugito.
Il Fugito, arrivato a Scicli, si trovava, però, nell’impossibilità di dorare le figure a rilievo nella cona per la mancanza dei panetti d’oro necessari. Alla vigilia di Natale del 1570 propose così di procurarseli a Palermo impegnandosi a ritornare in città per la Quaresima successiva allo scopo di completare l’opera.

Il Fugito aveva intascato un anticipo sul suo lavoro e portava con sé onze cento e tarì otto sborsati personalmente dal magnifico Giuseppe Melfi, procuratore ed economo della Parrocchiale, ricevuti per l’acquisto dei trecento panetti di oro necessari per terminare la doratura della Cona.
Com’è noto il Fugito a Palermo si rese irreperibile. La Quaresima terminò, venne Pasqua e del Fugito neppure l’ombra.
Il 7 luglio 1571 Giuseppe Melfi, non più procuratore, assoldava due sciclitani, Bernardo de Micheli e Mario de Buscarino, col preciso compito di rintracciare l’artista nella Capitale e costringerlo a ritornare a Scicli con i panetti dell’oro.
A quanto pare le ricerche non diedero alcun esito. Sono più che convinto che il decoratore si sarà imbarcato a Palermo per Napoli già al suo arrivo nella Capitale siciliana subito dopo il Natale.
Ovviamente tanto Bernardino Niger quanto il monaco Gregorio Impanito si dileguarono con la stessa rapidità del Fugito dal cantiere sciclitano.
Il 30 giugno di quello stesso anno 1571, Pirrucho de Erizi, u.j.d. e Alessandro Baglerio, Giudici Giurati della città, con Mario de Assenso e Carlo de Melfi, nuovi procuratori ed economi della Parrocchiale, avevano già incaricato, per un malinconico ripiego, l’Onorato “magister Franciscus Chanchano auri fultor vulgo dittus doeraturj netinus” il quale si
“obligavit et obligat a djmjdio mensis septembris proximo venturus qontinuatis diebus absque aliqua interpellatione dier/ usque ad perfetionem operis auri fulcitura fulcire conam cappelle majoris ditte ecclesie et immagines eiusdem cone tam totius relevatas quam dimjdij relevationis ibi existentes et huiusmodi jmagines bene jncarnare cum auro tam ditte ecclesie et ad omnes et singulas alias expensas ditti mag/ri francisci pro salario et mercede unciarum decem et otto p.g. (pondus generalis, ndt) excomputanda ex dittis oz decem et otto mercede operis jn ditta cona prestiti per mag/rum hyeronimum fugito auri fultor declaranda cum juramento per jpsum mag/rum franciscum recipient/ de quo quidem salario ipse mag/r franciscus presentialiter et jn moneta argentea ut qonstitit habeat et recepit a dittis mag/cis Juratis et procuratoribus stipulantibus et oz duas p.g. recipientes/ restans/ pro ditti salarij dedutta ditta mercede ditti operis fatti per dittum de fugito declaranda quod ipsum mag/rum franciscum ut supra jpsi mag/ci Jurati et procurator/ juratorio et procuratorio nominibus realiter dare et cum effett/ ut bancus solvere pro modo sequitur solemniter obligan/ in hac terra preditta ditto mag/ro francisco stipulante vel legitime persone pro ut dicitur finendo pagando jn pace et processit tunc ex patto/ chi volendo ipsi mag/ci Jurati et procuraturj mettirj culurj supra ditta deoratura sia obligato ipso mag/ro francisco absque (=eccetto, ndt) aliqua alia mercede colorarj ditta cona et jmaginj undi ordinirano jpsi mag/ci Jurati et procuraturj et jpsi mag/ci jurati et procuraturj chi divino accaptarj li colurj et provediri allora di patto chi duranti la expeditionj di tali opera ultra ditto salario ditti mag/ci Jurati et procuratorij divino darj a preditto mag/ro francisco una stantia commoda di lavurarj tali opera et uno matarazo, uno linzolo et una coperta pi dormirichi/ Jn pace/”
In buona sostanza il decoratore netino si impegnava a terminare l’opera iniziata dal Fugito. Dal suo salario era stato detratto il lavoro già compiuto dall’artista napoletano. I giurati e i procuratori dovevano garantirgli vitto e alloggio per tutto il tempo che avrebbe lavorato alla Cona, lo avrebbero anche rimborsato delle spese da lui sostenute per acquistare i colori necessari e da utilizzare per lavori extra di pittura eventualmente richiesti dai Procuratori e dai Giurati. Per questo nuovo contratto si scelse la clausola “finendo/pagando”.
Giuseppe Melfi morì forse a causa dei dispiaceri causati dal Fugito. Nuovo Procuratore della Parrocchiale, infatti, nel giugno del 1571 è il figlio.
Nel testamento del 22 ottobre 1571 il Melfi lascia detto che vuol essere sepolto in Santa Maria la piazza “ante scabellum altaris capelle sub vocabulo assumptionis Beate Marie Virginis condite per jpsum mag/cum Testatorem”.
Il ricorso a un artista dell’area netina per terminare la Cona della chiesa di S. Maria la piazza di Scicli conferma sempre di più la mia convinzione secondo la quale a Noto esisteva un’importante scuola di “imaginerios” e, naturalmente, di arte sacra.

CREDITI
Archivio di Stato di Ragusa, sez. di Modica
Un Uomo libero, S. Maria de plateis di Scicli: un esempio di cantiere tardo rinascimentale, www.ragusanews.com, 2.11.2020.
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