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Papa Francesco taglia gli stipendi ai cardinali: ecco quanto guadagna lui

I conti in tasca alla Chiesa: il cedolino di Bergoglio e il sistema delle buste paga

Papa Francesco taglia gli stipendi ai cardinali: ecco quanto guadagna lui

 Roma - Ai tempi di Giovanni Paolo II, il capo della sala stampa vaticana smentì le voci secondo cui Karol Wojtyla prendeva «uno stipendio decente». Secondo Joaquin Navarro Valls il Papa diventato santo non ha mai preso un soldo in busta paga. Il suo successore, Benedetto XVI, invece sì. Già prima di essere eletto successore di Pietro, nel maggio del 2005, il cardinale Joseph Ratzinger percepiva un fisso mensile di 2.500 euro, a cui si aggiungevano i diritti d’autore dei suoi numerosi libri pubblicati. La stessa cifra gli sarebbe garantita oggi come Papa Emerito. E’ quello l’importo che s’è ritrovato Jorge Mario Bergoglio nel 2013, quando s’è insediato al soglio pontificio. Ma il Papa argentino ha voluto sin dal primo giorno imporre i suoi concetti di sobrietà, risparmio e trasparenza, rinunciando allo stipendio fisso. Dunque il cedolino di Francesco è 0. Ma anche se avesse mantenuto il “contratto” di Ratzinger avrebbe comunque percepito meno degli oltre 5mila euro mensili che possono arrivare a percepire i capi dicastero della Curia romana.

Non finiscono nelle tasche del pontefice neanche i costosi regali che riceve durante le udienze con gli altri capi di stato e di governo: vengono donati non alla persona di Bergoglio ma alla figura che rappresenta, e restano quindi patrimonio della Chiesa cattolica. Certo il Papa non ha spese ed ha sempre la possibilità di attingere – come suo diritto – dall’Obolo di San Pietro: un fondo istituito dallo Ior, alimentato da donazioni private da tutto il mondo. E’ l’Istituto centrale per il sostentamento del clero, organo della Cei,  a erogare gli stipendi ed emettere le buste paga di tutti i “dipendenti”, traendo le risorse da libere donazioni di fedeli, 8×1000, affitti e compravendite di immobili. Dunque non sono i contribuenti pubblici italiani a farsene carico con le tasse, come qualcuno pensa. Suore e frati addirittura non ricevono alcuno stipendio, né dalla Cei né dal Vaticano, tranne i pochi che lavorano direttamente per enti e istituzioni della Santa Sede. Le pensioni, invece, sono pagate dall’Inps, che raccoglie in un fondo ad hoc i contributi versati dai religiosi durante la loro carriera ecclesiastica.


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