Lettere in redazione Modica

Modica, a proposito della casa di Placido Carafa

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Modica - Spett.le Redazione,
in riferimento all’articolo del prof. Paolo Nifosì del 17 u. s. dal titolo: “Placido Carafa e la chiesa di Santa Maria della Stella”, come sempre molto interessante ed appassionante, se mi è lecito, vorrei potere dare un mio modesto contributo.
Dall’esame e dal confronto di alcune fogli di mappa, in mio possesso, uno risalente al 1877, cioè al primo censimento catastale post Unità d’Italia e il secondo all’attuale catasto urbano di Modica, di cui entrambi qui allego uno stralcio limitato alla zona in questione via San Crispino ecc., ho ipotizzato quanto segue: la casa di Don Placido Carafa e donna Margherita sua moglie, si potrebbe individuare in quel grande fabbricato che figura nella mappa del 1877, posto in angolo con la via san Crispino e confinante con due slarghi o piazze: quella di Santa Maria degli Angeli e quella dei Santi Crispino e Crispiniano?

Tale fabbricato fu demolito negli anni Venti del secolo scorso, a seguito di un intenso ed interessante intervento di riordino urbanistico che interessò tutta la città di Modica a partire dalla seconda metà dell’Ottocento ed anche prima. A posto del fabbricato ora c’è la piazzetta, citata nell’articolo, snaturata da quell’aborto di pseudo pozzo, contro la cui realizzazione e la relativa sistemazione dello slargo negli anni Ottanta mi battei inutilmente in commissione edilizia comunale; addossato alla chiesa di San Crispino, indicata con una croce in entrambi i fogli, (chiesa di cui, io ragazzo, ricordo prima che venisse adibita a falegnameria e successivamente sventrata, la facciata modesta e un accenno di campanile ancora con la campana), troviamo un edificio comunale, ora centro per gli anziani, un tempo sede della Caserma dei Vigili del Fuoco, appositamente costruita, poi comando dei VV. UU., da cui il nome alla strada: “a calata re guardi” a causa della sua ripida pendenza dopo l’eliminazione del tratto di scale posto tra l’attuale via Marconi, un tempo via Sant’Eligio la cui chiesa demolita era dove ora sono gli uffici della Rimeg, fino all’inizio della citata piazzetta.

Mi ricordo che negli anni Cinquanta/Sessanta una parte del fabbricato era adibito a botteghe comunali, dove si vendevano carne e pesce di seconda scelta per la popolazione meno abbiente, i cosidetti: “i putieddi”, e un’altra parte adibita a deposito delle carriole della nettezza urbana. Il lettore, che ha scritto la lettera alla redazione del 24/07/2022, ricorda molto bene i luoghi, le botteghe, i negozi ed i nomi dei personaggi come li ricordo anch’io, ed io voglio aggiungere che non era quello il centro economico di Modica Alta, ma tutto il corso Regina Margherita da piazza San Giovanni al largo “Santa Nicola”, non per niente la strada era chiamata, prima dell’avvento della toponomastica sabauda, via delle Botteghelle; infatti oltre a quelli già citati dal lettore, ne ricordo tanti altri: i negozi di cappelli Borsalino e Barbisio, la Caserma dei Carabinieri, le due farmacie Rizza/Cataudella e Lancetta/Guccione, il negozio di tessuti di Nunzio Parisi, di Spadola poi Stellato, quello di alimentari di “don Iachino” Giannì, di “Mariangela” ed ancora quello del sig. Sigona “u Pitonciu”, di Ernestu Pilli e di Mazza eterni nemici, il panificio Di Raimondo, diverse macellerie e sartorie tra le quali quella “ro’ cavaleri ra’ Costa “(Cicciarella), un tornitore dal quale noi ragazzi compravamo le trottole “u’ truppieddu”, ecc.. Questi sono una piccola parte dei miei ricordi di “susaru” della Modica del tempo che fu.
Saro Guarrella


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