Lettere in redazione Scicli

Scicli, il folclore e l'identità

Ci scrive Giuseppe Scarpata

https://immagini.ragusanews.com//immagini_articoli/18-08-2022/scicli-il-folclore-e-l-identita-500.jpg Scicli, il folclore e l'identità

Scicli - C’è una nuova comunità di sciclitani.
Iniziava così il suo articolo un noto giornalista ragusano, giusto una decina d’anni fa, per raccontare quanto di bello, sotto il profilo economico e culturale, stesse accadendo a Scicli.
Correva l’anno 2010, e quel giornalista riferiva su un tabloid come Scicli fosse diventata un buon luogo di ritiro per imprenditori, storici, filosofi, uomini d’arte e top manager di grandi aziende italiane.

I nuovi sciclitani, riportando le stesse identiche parole di quell’articolo «sono per lo più settentrionali, sciclitani acquisiti, padovani, veneziani e milanesi che a Scicli hanno comprato casa. Attenzione: comprato. Il fatto nuovo è questo. Il passaparola in alcuni ambienti ha funzionato e così alti dirigenti Eni, medici- docenti universitari, titolari di case editrici svizzere, direttori di musei veneti, avvocati di grido romani, professori della Sorbona hanno comprato casa a Scicli. Perché la giudicano la città più bella degli iblei, per il suo essere concentrata, raccolta, vera. Più condensata di Modica, più viva di Ibla, che risulta persino imbalsamata. Non si espongono, ma seguono con attenzione i fatti, politici, amministrativi, della città: il dibattito sul Piano Paesistico, quello sui vincoli urbanistici. E’ una comunità di cittadini discreti, in genere molto benestanti, che vive nell’ombra. Fra di loro sono in contatto: si frequentano, nei locali pubblici oppure ospiti, una sera a casa dell’uno o dell’altro. E parlano. Parlano di Scicli».

In 15 anni, Scicli ha captato investimenti economici importanti per acquisizione e ristrutturazione di immobili, con un giro d’affari da diverse centinaia di milioni di euro.
I nuovi sciclitani hanno donato una nuova faccia alle nostre campagne, recuperando masserie e case rurali, e restituendo dignità e bellezza al centro storico con interventi edilizi costosi, a tratti anche spettacolari, con segnali d’architettura raffinatissima I nuovi sciclitani hanno fatto Scicli più bella. Possiamo dirlo, oppure, no?

Perchè tutto ciò accadeva a Scicli?
Per la bellezza monumentale del luogo, certamente, per l’effervescenza culturale, anche.
Scicli, quinta scenica per serie tv e cinema.
Ce lo siamo scordati?

I nuovi sciclitani acquistavano quadri di Guccione prima di conoscere Scicli e piantarci pure casa. È un fatto, questo, che merita assoluta importanza, o dobbiamo noverarlo tra i demeriti di una collettività che oggi non riesce ad offrire null’altro che sfilate di animali da soma con o senza pennacchi legati a carretti gommati freschi? Non è folklore quello che va in scena a Scicli, nelle sere d’agosto, da qualche anno a questa parte.

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Il folklore è arte. E quest’arte che tanto ci rappresenta nell’immaginario collettivo dei cittadini che vivono il mondo al di là dello stretto dev’essere curato in ogni minuzioso particolare.
Il folklore è cultura. Non è approssimazione per difetto, e in molti casi per eccesso.

Ma voi l’avete mai visto un carretto siciliano sfilare coi copertoni di un furgone? È questo il folklore che vorremmo donare ai nostri ospiti?
Scicli ha offerto accoglienza, bellezza, arte, cultura. Ha ricevuto in cambio visibilità cinematografica, televisiva e investimenti per centinaia di milioni di euro da quei nuovi sciclitani che tornano ogni anno per godersi che cosa, la sfilata dei cavalli?

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Rivolgo un appello all’Onorevole Vittorio Sgarbi. Anch’egli un nuovo sciclitano e di fresca nomina ad esperto della giunta municipale.
Prenda in mano le sorti della cultura di Scicli, caro professore. Prima che sia troppo tardi. Perché forse è meglio organizzare un evento con Caravaggio falso o presunto falso, così come accaduto nel capoluogo, che assistere al declino della nostra comunità a bordo di un carretto.

Nella foto di Barbara Conti, il backstage de "La Stagione della Caccia", film ispirato all'omonimo romanzo storico di Andrea Camilleri, in piazza Carmine a Scicli. 


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