di Redazione
Oggi 8 marzo, è per tutti la festa della donna ed è giusto e dovuto un augurio a tutte le donne che quotidianamente affrontano una società che vive di stereotipi ed enormi limiti culturali ed ideologici.
Accendendo la televisione od uscendo di casa e guardandosi intorno, spesso si notano pubblicità che legano l’immagine di un prodotto a quella di un corpo nudo femminile che , seppur in buona fede ritenuto la forma di bellezza per eccellenza, spesso vien sminuito ad oggetto di commenti di dubbio gusto e null’altro.
Ma questo è nulla, se si considera che – e questo è un dato sconvolgente – da un’indagine condotta su un campione di 25 mila donne tra i 16 e i 70 anni emerge che circa 7 milioni di donne sono vittime nel corso della loro vita di violenza fisica e sessuale; oltre il 14% delle donne sottoposte ad indagine ha subito violenza sessuale dal partner almeno una volta. La percentuale sale al 17% se si considera anche la violenza degli ex partner. Oltre il 12% ha subito violenza fisica dal partner.
Parliamo di numeri,cifre che ben poco riescono a trasmettere della sofferenza che dietro loro si cela, dei segni che queste violenze lasciano indelebili su ognuna delle vittime.
L’otto marzo è anche questo, è un giorno utile per dar maggior risalto ad una condizione femminile che, se da un punto di vista generale ha fatto enormi passi avanti dall’epoca delle “suffragette” ad oggi, permane in una condizione di sofferenza e costrizione su molti fronti.
Non c’ è ambito in cui non si palesino di queste iniquità,anche e soprattutto in quello lavorativo, ove la legge volta a regolare il lavoro femminile spesso finisce col penalizzare le donne proprio a causa delle loro possibilità di maternità. In politica le famose “quote rosa” dovrebbero assegnare maggiori spazi alle donne, come se queste fossero una minoranza etnica o soggette ad un qualche malanno che ne avesse ridotto al minimo le possibilità d’esercizio dell’attività politica.
La domanda più comune che si presenta ad un osservatore esterno oggi è di certo questa: “Come può una donna, che sempre gestisce la casa,cura i figli e tiene insieme le famiglie, esser spesso messa al margine della vita sociale del nuovo millennio?”
Quesito non nuovo questo,forse abusato, ma purtroppo portatore di verità profonde.
Oggi è la giornata della donna ed adesso,pur sapendo ciò da cui essa è quotidianamente minacciata, non si può fare altro che far ad ognuna di loro il migliore augurio di trascorrer bene questo giorno e che i buoni propositi da tutti oggi proposti,possano da domani tradursi in un giorno in più di rispetto e ringraziamento per coloro che di questa ,oramai povera ideologicamente, società sono generatrici e primo sostegno.
Guglielmo Pacetto
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