Le sue future nozze con Sabrina Colle nella chiesa della Madonna dell’Orto
di Redazione
Venezia – Due settimane fa Vittorio Sgarbi aveva rivelato a Mara Venier, nel salotto di “Domenica In”, le sue future nozze con Sabrina Colle nella chiesa della Madonna dell’Orto: «Mi sposo a Venezia, perché ci ho vissuto una parte importante della mia vita. È un ritorno in un luogo della memoria e dell’esistenza felice».
Preoccupati per il periodo di difficoltà che sta attraversando, gli amici hanno sorriso al pensiero che il critico d’arte sia in ripresa al punto da aver superato la presunta «allergia al matrimonio», citata tre decenni fa dalla sua difesa nel processo celebrato a San Cassiano per truffa aggravata e continuata nonché falso ai danni dello Stato, poi culminato nella condanna definitiva a 6 mesi e 10 giorni di reclusione più 700mila lire di multa. Una vecchia storia che ora torna improvvisamente d’attualità: venerdì la Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, promosso dalla Corte d’appello di Ancona nei confronti della Camera dei deputati, in relazione a un’annosa controversia tra il critico d’arte e un ex consigliere provinciale del Trentino, riguardante anche quell’accusa di finte malattie rimediata ai tempi del suo incarico alla Soprintendenza lagunare.
Nel 2019 l’allora pentastellato Alex Marini aveva contestato la sua nomina a presidente del Mart di Rovereto, menzionando la vicenda dei certificati medici inviati alla Soprintendenza di Venezia a cavallo fra gli anni ‘80 e ‘90: «Sgarbi si distinse per assenteismo». Dopo essere passata in giudicato nel 1996, la condanna è entrata nell’epica sgarbiana anche per le asserite patologie, come il cimurro che in realtà è un’infezione dei cani.
Ma non solo quella, chiosò il pretore Antonino Abrami nella sentenza di primo grado: «Ha raccontato l’imputato, al riguardo, un episodio: una scenata di gelosia operata da una ragazza nei confronti di un’altra mentre questa era in sua compagnia. La prima avrebbe tagliato una treccia alla seconda. “Colpito” dall’episodio – sempre a detta dello Sgarbi – egli, successivamente e conseguentemente, si sentì di chiedere alla ragazza “lesa” di unirsi in matrimonio con lui. Nell’attesa della risposta, lo Sgarbi ha riferito di aver fatto un bagno in mare e di aver cominciato a starnutire appena uscito dall’acqua. E così concludeva poi a tale riguardo: “Dovevo essermi preso un’allergia da matrimonio”…».
Sindrome da cui l’ex sottosegretario alla Cultura dev’essere guarito, confortando al di là delle ironie le persone che gli vogliono bene, a cominciare dalla futura moglie Sabrina. Adesso però la laguna fa da sfondo non solo ai progetti nuziali, ma pure alla contesa giudiziaria. Sgarbi e Marini si sono reciprocamente attaccati con post e comunicati, tanto che dal duello sono scaturiti un procedimento penale e un altro civile.
Su quest’ultimo la Camera nel 2004 ha approvato la proposta di insindacabilità delle opinioni espresse dall’allora deputato, ma la Corte d’appello di Ancona ha sospeso il giudizio, sostenendo che le sue affermazioni non possano essere coperte dall’immunità parlamentare, in quanto non riconducibili «ad un contrasto tra soggetti politici né ad attività di critica e denuncia politica».
Il conflitto tra i due poteri, giudiziario e legislativo, dovrà essere risolto dalla Consulta.
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