Cultura
|
08/12/2025 23:19

Nuova copia seicentesca del Processo di beatificazione del beato Guglielmo Cuffitella di Scicli

Una scoperta di Francesco Pellegrino

di Francesco Pellegrino

Meteo: Scicli 13°C Meteo per Ragusa

Del Processo di Beatificazione del Beato Guglielmo Cuffitella, santo patrono della città di Scicli, finora si conosceva oltre all’originale – in passato custodito nell’arca d’argento assieme alle reliquie del Santo in Chiesa Madre -, una copia in possesso dei Bollandisti.

Il processo originale cinquecentesco è formato da due libri manoscritti. Il primo libro comprende le audizioni dei testimoni escussi a Scicli nel 1537 dal subdelegato don Giovanni Li Donni. L’altro libro, che è una versione più aggiornata del primo, include le audizioni di testi sciclitani compiute a Palermo.

Recentemente, fra preziose e antiche carte di archivio, è apparso a sorpresa a Palermo un altro esemplare del Processo di Beatificazione del Beato Guglielmo Cuffitella.

Il documento, mutilo di alcune pagine iniziali, è la copia fedelissima del primo volume del Processo del Beato custodito nell’arca delle reliquie. Il notaio Vincenzo Cartia l’aveva trascritta su autorizzazione del notaio Antonio Coria, Conservatore.

In calce questa copia reca l’annotazione dell’avvenuta estrazione – ad opera del magistro notario della Curia dell’università sciclitana – direttamente dall’originale custodito nell’arca reliquiario. L’operazione era avvenuta alla presenza di alcuni importanti cittadini, gelosi custodi delle chiavi dell’arca stessa.

A quest’annotazione seguono:

  • l’autenticazione, nella formula giuridica consueta, dei Giudici Giurati dell’università di Scicli in carica in quell’anno;
  • la data di tale autenticazione: 9 agosto, 8a indizione, 1625;
  • le firme autografe dei Giurati pro tempore che erano: Carlo Celestre, Vincenzo Mirabella e don Mattia Ribera jr.;
  • la sottoscrizione del magistro notario della Curia sciclitana.

Questa copia rinvenuta, compilata un anno prima che la peste devastasse la città, è importantissima perché ci tramanda in modo inequivocabile la forma ufficiale del Processo di Beatificazione. In sostanza, il documento ricalca fedelmente il primo libro, escludendo l’altro, che sembrerebbe, a un primo esame, più completo per comprendere anche gli interrogatori dei testi palermitani.

A spiegare l’esistenza di questo manoscritto seicentesco interviene nel 1878 il dottissimo abate Gioacchino Di Marzo.

A quanto pare, i Gesuiti avevano ricevuto l’incarico dal Cardinale Giovanni Doria, facente funzione di viceré, di compilare un volume nel quale si volevano descrivere le vite, i processi e i miracoli dei principali santi siciliani. Dunque, i Gesuiti di Palermo avevano ottenuto la preziosa copia seicentesca dai Gesuiti di Scicli.

La testimonianza del Di Marzo rivela che la copia era mutila già nell’Ottocento e non si sa quando i primi fogli sono andati perduti. Di Marzo conferma l’autenticità del documento che, dopo l’originale del 1537, custodito ancora nell’Archivio della Chiesa Madre di Scicli, è pregevole per sé stesso. Lo studioso documenta quanto fosse ancora importante definire la vita del santo per il Viceré di Sicilia e per la città di Scicli, un secolo dopo la sua beatificazione.

Il saggio contenente le citazioni complete e le coordinate archivistiche dei documenti è contenuto in un libro di prossima pubblicazione dal titolo “Xicle nella prima metà del Seicento”.

© Vietata la riproduzione parziale o totale del saggio. Tutti i diritti riservati all’Autore.