Una foto e una testimonianza hanno incastrato il giovane che ha sparato
di Redazione
Palermo – Una foto dell’auto in fuga e la testimonianza di un’amica della vittima hanno consentito agli agenti della squadra mobile di Palermo di fermare il ventunenne che la notte tra sabato e domenica scorsi ha sparato un colpo di fucile ferendo Valentina Peonio, 33 anni, che si trovava in piazza Nascè a Palermo dopo una serata con gli amici.
Il fermato è Giuseppe Calì che è stato portato in carcere dopo un lungo interrogatorio. Il giovane ha raccontato di avere trovato il fucile in un cassonetto. Avrebbe imbracciato l’arma per farla vedere alla cugina.
Davanti al pm Calì ha cercato di giustificarsi. «Non volevo fare del male», ha detto. Il colpo dal fucile da caccia, un’arma d’epoca del 1800, mai registrato, sarebbe partito per errore.
Si apprende intanto che l’amica che accompagnava Valentina e che ha testimoniato, è la fidanzata di uno dei tre giovani uccisi a Monreale la notte del 26 aprile. La ragazza, che aveva assistito alla strage costata la vita al fidanzato, ha rivissuto attimi di terrore.È stata lei a raccontare alla polizia quanto successo. La testimone ha visto Calì col fucile e ha cercato di raggiungere la vettura per allontanarsi insieme a Valentina. Poi ha sentito lo sparo e ha visto l’amica cadere a terra, ferita. Mentre Giuseppe Calì e la cugina fuggivano via a bordo della Smart, un secondo testimone ha fotografato la targa dell’auto: elemento decisivo per risalire al ventunenne.
La procura ha chiesto al gip la convalida del fermo. Calì, che fa il pasticcere, è stato fermato per detenzione di arma clandestina. È indagato anche per lesioni, omissione di soccorso e sparo in luogo pubblico. Dopo avere sparato ha nascosto il fucile sottoterra in un terreno nella zona di via Castellana. È stato lui stesso a indicare ai poliziotti dove scavare.
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Le scuse fatte subito dopo il colpo gli hanno evitato l’accusa di tentato omicidio. Resta la contestazione di lesioni. «Sono stati momenti di grande paura», ha raccontato un altro testimone che ha visto Calì sparare col fucile. Parole che ricordano i momenti drammatici di aprile, quando a Monreale furono uccisi Massimo Pirozzo, Salvo Turdo e Andrea Miceli. Gli investigatori della Mobile continuano a indagare: si scava nella vita di Giuseppe Calì, che ha solo un precedente penale, per una rapina.
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