Modernità, tecnologia, il contemporaneo convivono con radici culturali arcaiche, rurali, agresti, senza interruzione
di Giuseppe Savà
Scicli – La mia amica Fè dice che solo due posti sono veri in Sicilia: Castelbuono e Scicli.
In un’Isola in cui ci si mostra sul carretto, col marranzano, la coppola e il gilè per compiacere i turisti, Scicli è uno dei due luoghi in cui la Sicilia sa di vero senza teatralità, senza finzione.
Una decina di anni fa coniai un “hashtag”, termine terribile con cui si indica un gruppo di parole che parlano dello stesso tema, per indicare questo sentimento: “Scicli difficile spiegare”.
Accade qui che la modernità, la tecnologia, il contemporaneo convivano con radici culturali arcaiche, rurali, agresti, senza interruzione.
Così, la colonnina dell’auto elettrica non trova il cavo di una futuristica Tesla di Elon Musk, ma la coda fluente di un cavallo bianco che ha sostituito l’automobile plug-in con serena indifferenza.
È Scicli, bellezza.
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