Giudiziaria
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11/01/2026 23:05

Indagato l’onorevole Ignazio Abbate: chiuse le indagini sulla presunta truffa degli indennizzi per la tromba d’aria

Ci sono cinque indagati, uno è l'ex sindaco di Modica Ignazio Abbate

di Gabriele Giannone

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Modica –  La notizia è ora ufficiale, come confermano fonti legali, e segna una svolta giudiziaria rilevante: il deputato regionale Ignazio Abbate, ex sindaco di Modica, esponente della Dc di Totò Cuffaro, è indagato nell’inchiesta sugli indennizzi concessi dopo la tromba d’aria che colpì Modica il 17 novembre 2021.

La Procura della Repubblica di Ragusa, al termine delle indagini delegate alla Guardia di Finanza di Modica, ha notificato a cinque persone l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, contestando più ipotesi di reato contro la Pubblica amministrazione.

L’inchiesta ruota attorno a un presunto sistema fraudolento costruito per ottenere fondi pubblici destinati al ristoro dei danni provocati dalla tromba d’aria. Fondi che, secondo l’accusa, sarebbero stati richiesti e in parte erogati per terreni che si trovano nel Comune di Ragusa e che, stando agli accertamenti tecnici e investigativi, non sarebbero mai stati colpiti dall’evento atmosferico.

Al centro dell’indagine vi è il ruolo di Ignazio Abbate, che all’epoca dei fatti ricopriva la carica di sindaco di Modica e che oggi è parlamentare regionale. I terreni oggetto della richiesta di indennizzo risultano infatti riconducibili alla sua famiglia: Abbate ne era affittuario, mentre il padre ne era proprietario. Proprio su quei fondi è stato richiesto – e in parte concesso – un indennizzo pubblico superiore ai 154 mila euro, formalmente intestato all’azienda agricola di Giuseppe Barone che li aveva presi in affitto, a sua volta con un contratto stipulato e registrato il 26 novembre del 2021, 9 giorni dopo la tromba d’aria del 17 novembre e retrodatato al 1 settembre 2021, secondo quanto redatto nello stesso contratto.

Secondo la ricostruzione investigativa, però, emergono tre elementi chiave: i terreni ricadono nel territorio del Comune di Ragusa, non in quello di Modica; nonostante ciò, la domanda di indennizzo viene presentata, istruita e approvata dal Comune di Modica; alla data della tromba d’aria, Barone non aveva alcun titolo legittimo per operare su quei terreni.

Secondo gli inquirenti, si tratterebbe di un contratto giuridicamente nullo, sia perché successivo all’evento calamitoso, sia perché riconducibile a una forma di subaffitto vietata dalla normativa vigente. Un atto che avrebbe consentito di costruire ex post il presupposto necessario per avanzare la richiesta di indennizzo.

A far emergere pubblicamente la vicenda era stata l’interrogazione del consigliere comunale del Partito Democratico Giovanni Spadaro, che ha sollevato il caso in Consiglio comunale denunciando l’incompatibilità territoriale della pratica, il conflitto d’interessi e la costruzione artificiosa del titolo giuridico alla base dell’indennizzo.

La vicenda assume un significato ancora più grave se inserita nel contesto di quei giorni. Mentre prendeva forma la pratica per l’indennizzo contestato, le vere vittime della tromba d’aria, tra cui la famiglia di Giuseppe Ricca, l’uomo ucciso dalla tromba d’aria in contrada Serrameta a Modica, attendevano a lungo risposte e ristori per danni reali e documentati.

Con la notifica degli avvisi di conclusione delle indagini a cinque indagati, tra cui Ignazio Abbate, l’inchiesta entra ora nella sua fase decisiva. Spetterà alla Procura valutare le eventuali richieste di rinvio a giudizio o derubricare alcune ipotesi di reato o archiviare l’indagine.