di Redazione
Santa Croce Camerina – Un nuovo insetto dannoso per le colture in serra e pieno campo ha fatto la sua comparsa nella Sicilia sud orientale dalla scorsa estate e minaccia di diventare un ulteriore e serio problema fitosanitario per le colture di pomodoro, peperone, melanzana e patata, specie molto diffuse nel territorio santacrocese, che sembra diventare quello più esposto ai rischi di diffusione del fitofago.
Si tratta del lepidottero «Tuta absoluta» proveniente dalle regioni del Sudamerica e diffusosi negli ultimi due anni nel bacino del Mediterraneo, Spagna, Marocco e sud della Francia.
Per fare il punto della situazione e per mettere al corrente i tecnici e gli operatori del settore, l’Osservatorio delle malattie delle piante di Acireale, attraverso la sezione staccata di Vittoria, ha tenuto una conferenza sulle conoscenze e i metodi di lotta attuali contro l’insetto. La professoressa Tropea Garzia ha indicato come riconoscere l’insetto della «Tuta absoluta» che si caratterizza per la capacità di “scavare gallerie” nelle foglie delle piante di solanacee, quasi simili a quelle dei fitofagi liriomizi, ormai presenti da anni nelle colture di melanzana e pomodoro, noti come “minatori fogliari”. La «Tuta absoluta» si differenzia da quest’ultimi in quanto la larva che produce le “mine” fogliari è leggermente più grande della “minatrice” tradizionale e, a differenza di quest’ultima, è ben visibile a occhio nudo all’interno delle gallerie. Il lepidottero nelle colture protette può anche svolgere 10-12 generazioni in un anno e da questo si evince la pericolosità dell’insetto e la possibilità di diffondersi nelle condizioni delle serre in quanto si adatta alle alte temperature. A maturità, le larve si incrisalidano nel terreno e questo particolare potrebbe nel futuro consentire un certo controllo dell’insetto se viene eseguita contemporaneamente una buona disinfestazione del suolo.
Fra le strategie di difesa proposte, al primo posto si colloca proprio quella di lavorare e disinfestare il terreno prima della semina o del trapianto per contenere proprio le crisalidi. Le altre misure riguardano l’impiego di piantine esenti dal fitofago; l’isolamento della serra con “reti escludi-insetto” e doppia porta; l’istallazione di trappole a feromone sessuale; l’osservazione delle foglie e dei frutti per il rinvenimento precoce del fitofago; l’allontanamento e la distruzione dei resti della vegetazione e del materiale infestato; l’impiego di insetti ausiliari che si mostrano efficaci nei confronti delle larve.
Importante in questa fase, hanno precisato i tecnici dell’Osservatorio delle malattie delle piante di Acireale, l’utilizzo delle trappole a feromoni, sia per verificare la presenza e l’entità di possibili attacchi sia per combattere direttamente l’insetto che potrebbe anche compromettere le produzioni ortofrutticoli della fascia trasformata iblea.
Si tratta del lepidottero «Tuta absoluta» proveniente dalle regioni del Sudamerica e diffusosi negli ultimi due anni nel bacino del Mediterraneo, Spagna, Marocco e sud della Francia.
Per fare il punto della situazione e per mettere al corrente i tecnici e gli operatori del settore, l’Osservatorio delle malattie delle piante di Acireale, attraverso la sezione staccata di Vittoria, ha tenuto una conferenza sulle conoscenze e i metodi di lotta attuali contro l’insetto. La professoressa Tropea Garzia ha indicato come riconoscere l’insetto della «Tuta absoluta» che si caratterizza per la capacità di “scavare gallerie” nelle foglie delle piante di solanacee, quasi simili a quelle dei fitofagi liriomizi, ormai presenti da anni nelle colture di melanzana e pomodoro, noti come “minatori fogliari”. La «Tuta absoluta» si differenzia da quest’ultimi in quanto la larva che produce le “mine” fogliari è leggermente più grande della “minatrice” tradizionale e, a differenza di quest’ultima, è ben visibile a occhio nudo all’interno delle gallerie. Il lepidottero nelle colture protette può anche svolgere 10-12 generazioni in un anno e da questo si evince la pericolosità dell’insetto e la possibilità di diffondersi nelle condizioni delle serre in quanto si adatta alle alte temperature. A maturità, le larve si incrisalidano nel terreno e questo particolare potrebbe nel futuro consentire un certo controllo dell’insetto se viene eseguita contemporaneamente una buona disinfestazione del suolo.
Fra le strategie di difesa proposte, al primo posto si colloca proprio quella di lavorare e disinfestare il terreno prima della semina o del trapianto per contenere proprio le crisalidi. Le altre misure riguardano l’impiego di piantine esenti dal fitofago; l’isolamento della serra con “reti escludi-insetto” e doppia porta; l’istallazione di trappole a feromone sessuale; l’osservazione delle foglie e dei frutti per il rinvenimento precoce del fitofago; l’allontanamento e la distruzione dei resti della vegetazione e del materiale infestato; l’impiego di insetti ausiliari che si mostrano efficaci nei confronti delle larve.
Importante in questa fase, hanno precisato i tecnici dell’Osservatorio delle malattie delle piante di Acireale, l’utilizzo delle trappole a feromoni, sia per verificare la presenza e l’entità di possibili attacchi sia per combattere direttamente l’insetto che potrebbe anche compromettere le produzioni ortofrutticoli della fascia trasformata iblea.
Gazzettadelsud
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