di Redazione
Dal 1° settembre parte, in tutta Italia, l’iniziativa voluta dai vescovi per “Dare credito alla Speranza”. Si tratta di un fondo di garanzia, per un valore di trenta milioni di euro, che consentirà prestiti con modalità particolarmente agevolate, in favore delle famiglie in difficoltà.
Nei giorni scorsi, a Roma, si è tenuto un incontro al quale hanno preso parte tutti i direttori delle Caritas diocesane, dal momento che proprio a tali organismi è affidato un ruolo importante in questo progetto. Saranno le Caritas, infatti, a raccogliere le richieste, provenienti anche tramite le parrocchie, e a preparare l’istruttoria che viene poi “girata” all’Istituto di credito convenzionato. Il prestito sarà concesso a nuclei familiari con almeno tre figli oppure a famiglie con un figlio disabile. La condizione è che il familiare percettore di reddito abbia perso il lavoro di recente. A ciascuna famiglia verrà concesso, previa autorizzazione della Banca e della Cei, un prestito di 500 euro al mese per sei mesi. Dal tredicesimo mese, poi, inizierà la restituzione della somma con il pagamento del Taeg del 50 per cento rispetto a quello in vigore. I pagamenti delle rate potranno essere dilazionati fino a cinque anni. Dall’ottavo mese in poi sarà la Caritas diocesana a stabilire, insieme alla famiglia, le modalità ed i tempi di estinzione del debito. Diversa, invece, è la modalità dell’analogo progetto voluto dalla Chiesa ragusana. Un fondo di 25.000 euro sarà a disposizione probabilmente sin da luglio per tutte quelle persone, famiglie e singoli, che hanno necessità economiche per via delle perdita del lavoro o per altre esigenze. L’idea è anche quella di fornire un aiuto a quelle persone che hanno intenzione di avviare un’attività lavorativa. “Costituiremo – spiega il direttore della Caritas diocesana, Domenico Leggio – un Comitato etico ed uno tecnico per gestire queste iniziative. Noi speriamo di riuscire, sin dal prossimo mese di luglio, a far partire il nostro progetto”. Sono numerose le persone che, avendo saputo di questi interventi della Chiesa, chiedono informazioni, a testimonianza del sempre crescente tasso di povertà delle famiglie, anche a livello locale.
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