Economia
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20/07/2009 11:43

La migliore cura per il modello Ragusa, secondo Giorgio Cappello

di Giorgio Cappello

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I dati forniti dal rapporto Svimez 2009 presentato la scorsa settimana, sull’economia del mezzogiorno e sulle eventuali politiche strutturali per lo sviluppo e per la coesione nord-sud, sono indubbiamente disastrosi. In undici anni dal 1998 al 2008 oltre 700 mila giovani hanno lasciato il mezzogiorno d’italia per trasferirsi nel centro-nord del paese in cerca di un lavoro. Solo nell’anno 2008 sono stati oltre 122mila i giovani meridionali partiti in cerca di una fortuna di cui 11.600 sono siciliani e di questi quasi 1000 sono ragusani e il 38% sono laureati. Negli ultimi undici anni sono stati almeno 10mila i giovani che hanno abbandonato la nostra provincia per trasferirsi altrove prestando la propria intelligenza a vantaggio di un nord che avanza con i cervelli meridionali. Con questa emigrazione ed un preoccupante calo dei consumi e degli investimenti, la Sicilia rischia di diventare un territorio popolato solo da fantasmi e costellato da cimiteri delle belle idee. Se per il sud il rapporto svimez 2009 è da ritenersi drammatico per la Sicilia appare alquanto deleterio non essendo intervenuto alcun cambiamento con il passato, ma i dati infatti,  confermano solo un peggioramento.
In quest’ottica se il sud continua a dimostrarsi un cattivo attrattore di investimenti, la causa non va ricercata nella scarsità delle dotazioni finanziarie che, bene o male tutti i governi hanno sempre e comunque garantito bensì nella mancanza di un più generale programma di sviluppo, all’interno del quale individuare pochi progetti sui quali concentrare risorse e investimenti e nella farraginosa burocrazia regionale e locale che dopo quella criminale è il vero vincolo che ostacola la crescita economica e sociale dell’isola. Una strategia di sviluppo che nel nostro territorio avrebbe dovuto elaborare quella stessa classe politica, che a distanza di molto tempo trascorso dall’inizio della crisi economica si trova ancora impantanata a discutere all’assemblea regionale siciliana del d.d.l. anticrisi e aiuti alle imprese per far decollare quella programmazione di spesa di agenda 2007-2013   già in ritardo di oltre due anni. Di questo passo la Sicilia rischia davvero di perdere il treno dell’europa e di finire in un pericoloso precipizio. Per evitare ciò è necessario dotare la Sicilia e di riflesso la nostra provincia di Ragusa, in particolare, di un valido e collaudato progetto di sviluppo e di una classe dirigente seriamente responsabile che sappia ridisegnare una vera e propria politica economica per i prossimi dieci anni della nostra economia che abbia i giovani siciliani come fulcro principale per il rilancio dell’isola e non solamente come serbatoi di consensi elettorali. 

L’isolamento infrastrutturale della provincia di Ragusa a volte penso seriamente che è appositamente voluto da una classe politica antimeridionalista romana e a volte direi anche palermitana, per bloccare l’emergere di un modello vincente come quello di Ragusa che potrebbe essere d’esempio nello sviluppo della Sicilia e del mezzogiorno.
Il progetto per la costruzione della stazione passeggeri del porto di pozzallo bocciato dall’assessorato regionale territorio e ambiente è  l’ennesima prova della burocrazia regionale che pesa come un macigno nello sviluppo dell’isola ed in particolare per la terra iblea, è la prova che la politica a tutti i livelli ancora una volta ha fallito. E’ veramente inaccettabile in un momento di seria congiuntura economica dove l’imprenditoria combatte tra la morte e la vita e chiede l’apertura di cantieri e lo sblocco di finanziamenti per nuovi investimenti infrastrutturali nel territorio, bloccare o meglio ancora cancellare 1,6 milioni di euro di investimenti già finanziati da un mucchio di anni con i fondi del patto territoriale di Ragusa.
E’ vero anche poi ricordare che ci sono opere realizzate con i fondi del patto territoriale di Ragusa come ad esempio il sistema di videosorveglianza delle aree industriali di Ragusa e modica-pozzallo che poi una volta realizzate e forse anche pagati alla ditta appaltatrice che rimangono delle cattedrali nel deserto mettendo sempre piu’ a rischio la sicurezza delle imprese industriali ed artigianali insediate negli agglomerati industriali della provincia di Ragusa definite la perla delle asi siciliane.
L’inaugurazione del porto turistico di marina di Ragusa rappresenta un fatto epocale per la provincia di Ragusa, e rappresenta soprattutto la prova che quando c’è di mezzo un privato le realizzazioni avvengono in tempi certi e brevi. L’opera adesso è fruibile, con il passare del tempo il porto andrà a regime ma noi imprenditori della terra iblea dobbiamo essere capaci di salire su questo treno che viaggerà ad alta velocità creando quelle attività e quei servizi richiesti dalla clientela turistica che con il passare degli anni prenderà d’assalto il nostro territorio. Qualità dei servizi, professionalità e prezzi competitivi devono essere quei fattori chiave che devono contraddistinguere il nostro modo di fare turismo in provincia di Ragusa. “il turista va trattato come una bella donna e non bistrattato”.
Nel nuovo disegno di politiche per sviluppo economico nella nostra provincia metterei al primo posto il turismo che con l’apertura dello scalo aeroportuale di comiso e la realizzazione della camionale Ragusa-Catania avrà tutte le condizioni infrastrutturali per decollare, ovviamente la classe politica che ci governa dovrà fare la propria parte a partire dallo studio di un serio piano regolatore per l’infrastrutturazione turistico-alberghiera delle coste ragusane. Qualche amministratore inizia già a muoversi e fa bene ma sarebbe meglio concertare il tutto in un ottica provinciale ad ampio raggio non lasciando isolati quei comuni che non si affacciano nel mar mediterraneo.

 
La migliore cura per il modello Ragusa: “è quella che passa per la concretezza delle idee degli imprenditori, da un lato, e la bravura che dovrebbe avere la classe politica che dirige l’orchestra, dall’altro”.

 
Giorgio Cappello
Presidente Giovani Imprenditori di Confindustria Sicilia