Attualità
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03/10/2007 00:00

Opere Pie, il parere della Provincia

di Redazione

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Il consiglio provinciale prende tempo sulla fusione delle opere pie di Ragusa “Casa di ospitalità iblea” e “Casa del fanciullo” con l’Assap “Pietro Di Lorenzo” di Scicli. Si tratta di quella fusione che la Regione sta portando avanti nonostante i parere negativi dei consigli comunali di Ragusa e Scicli e che il commissario dell’Assap di Scicli ha ritenuto cosa già fatta, anche in assenza del decreto del presidente della Regione e della sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.
La materia, arrivata alla Provincia dopo le proteste del presidente Franco Antoci, che ha eccepito il mancato coinvolgemento di viale del Fante, il cui parere è obbligatorio trattandosi di due diversi territori comunali, dovrà tornare in aula. Lo farà nel pomeriggio, alle 17, dopo che sarà stata discussa e sviscerata dalla commissione consiliare competente.
I due consigli comunali che si sono già espressi, conoscendo bene l’argomento perché materia di competenza delle singole amministrazioni, hanno bocciato l’intenzione della Regione perché, sul piano tecnico, si stanno accorpando tre istituzioni che non appartengono al medesimo distretto: le due di Ragusa sono competenza di quello del capoluogo, mentre Scicli fa parte di quello di Modica. Sono stati poi eccepiti svariati altri motivi. Ragusa, in particolare, ha contestato il fatto che non può essere estromessa da queste due opere pie dopo averle risanate (in particolare quella di Ibla, le cui condizioni finanziarie, fino a un paio d’anni fa, erano drammatiche.
Adesso, la parola passa al consiglio provinciale, il cui parere, visti i precedenti, non sembra destinato a essere tenuto in gran conto. In pratica, l’assessorato regionale alla Famiglia ha già deciso che così dev’essere, nonostante due collettività siano assolutamente contrarie.
In Consiglio provinciale ci sarà anche da verificare il comportamento dell’esponente dell’Mpa Silvio Galizia, la cui incompatibilità con la materia è conclamata, essendo egli direttamente coinvolto nella gestione commissariale delle strutture, che si vogliono accorpare a dispetto della volontà popolare ed a dispetto della logica.