Attualità
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12/01/2010 20:42

A Ragusa nessun istituto supera la soglia

Le strane idee della Gelmini

di Telenova

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Ragusa – La provincia di Ragusa è in Sicilia il territorio con la maggiore incidenza di scolarizzazione da parte di studenti stranieri. Ciò perché la percentuale degli studenti stranieri sulla popolazione scolastica totale è la più alta, rispetto a tutte le altre province dell’isola (il 4,3 per cento degli studenti locali sono stranieri). Eppure, a Ragusa, l’iniziativa di legge che intende realizzare il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, con l’istituzione del tetto del 30%, come soglia massima di presenza di scolari stranieri in un istituto, non potrà essere attuato. Infatti, nell’istituto comprensivo Giovanni Pascoli, che è la scuola del capoluogo con la percentuale più alta di presenze di studenti stranieri, non si arriva alla quota del 30 per cento. Come istituto comprensivo, il Pascoli detiene una media del 20% scolari stranieri (facendo la media delle percentuali in tutti i plessi).

Nel plesso Ecce Homo che è probabilmente il plesso scolastico, a livello provinciale, col maggiore numero di studenti stranieri, la media sale a 27 per cento (la percentuale di studenti stranieri sulla popolazione globale degli iscritti in questo plesso). Anche quando fosse stata superata la soglia massima decretata dalla Gelmini, comunque il plesso Ecce Homo non sarebbe rientrato nelle prescrizioni della norma. Infatti, la maggior parte degli studenti stranieri dell’istituto di via Ecce Homo, sono bambini e bambine nati in Italia, e quindi esclusi dal provvedimento di trasferimento in altri plessi o scuole.

“L’aspetto più significativo di questo provvedimento è la questione dell’esclusione dei ragazzi nati in Italia”, afferma il responsabile dell’Osservatorio migranti della Caritas, Vincenzo La Monica, “voglio ricordare che la provincia di Ragusa è uno dei territori italiani con il più alto numero di minori stranieri nati nella nostra area: l’esclusione di questi minori dal trasferimento in altri plessi, qualora venga superata la soglia è un riconoscimento velato del fatto che il Governo li ritiene cittadini italiani”. La Caritas iblea da anni sollecita le istituzioni e le forze politiche locali, regionali e nazionali a farsi portavoce dell’iniziativa del riconoscimento della cittadinanza italiana ai minori nati in Italia.