Attualità
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15/01/2010 18:53

Il grande bluff del nucleare a Ragusa

Ragusa non più culla del barocco ma officina d’energia per la Sicilia e il mediterraneo?

di Giuseppe Scarpata

Ragusa – Se la grande industria fa le valigie e va via, il grande bluff del nucleare arriva a suon di provvedimenti legislativi e semina speranze di futuro su tutto il territorio. Sono diversi i passaggi all’interno del provvedimento legislativo del 22 dicembre ultimo scorso –  dedicati alla definizione del core business dispositivo nell’Attuazione dell’articolo 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99, in materia nucleare, quali ad esempio i parametri ambientali – “popolazione e fattori socio-economici, qualità dell’aria, risorse idriche, fattori climatici, suolo e geologia, valore paesaggistico, valore architettonico-storico, accessibilità” – e fattori prettamente tecnici – “sismo-tettonica, distanza da aree abitate, geotecnica, disponibilità di adeguate risorse per il sistema di raffreddamento della tipologia di impianti ammessa, strategicità dell’area per il sistema energetico e caratteristiche della rete elettrica, rischi potenziali indotti da attività umane nel territorio circostante”- caratteristiche che, secondo una relazione dettagliata del 1980 commissionata dal governo di allora a Agip Radi, il nostro territorio – nell’area Marina di Ragusa, Torre di Mezzo- pare soddisfare pienamente.

Dunque Ragusa non più culla del barocco ma officina d’energia per la Sicilia e il mediterraneo. C’è però una domanda che rimane ancora inespressa e che tutti i siciliani, non solo i ragusani, devono formulare alla loro ragione per avere sorte dei dubbi e degli equivoci che un’installazione nucleare sotto casa dovrebbe e deve sollevare: davvero abbiamo bisogno in Sicilia di una Centrale Nucleare? Le attuali filiere industriali della nostra Isola richiedono davvero il supporto di altra e nuova energia? Quella prodotta oggi nelle nostre vecchie ma buone centrali -ridotte a marciare anche a minimo tecnico per non saturare il mercato energetico nazionale- non basta più?  E quella prodotta dalle rinnovabili, il fotovoltaico ad esempio, che -con una pannellizzazione selvaggia e devastante delle nostre meravigliose piane, confortata da provvedimenti regionali ad hoc da parte del Governatore Lombardo- prende piede sempre più nella nostra Isola, non basta veramente più? E l’eolico, piccolo o grande che sia -poco disciplinato dal legislatore, brutto da vedere, invasivo e invadente per logica d’impianto e per struttura, cui molti proprietari terrieri tendono -solo ed esclusivamente- per il beneficio economico di ritorno dell’installazione (del palo e delle pale) sul proprio podere, tutto questo e altro ancora, non basta più a soddisfare la domanda energetica della Sicilia industriale (?) e dei siciliani? A chi e a cosa servirà una centrale nucleare in Sicilia?

Nessuna voce, a tutti i livelli, si è esplicitamente levata per porre il problema nei giusti termini. Partiamo dal bilancio energetico isolano e territoriale. La Fiat annuncia che dal 2012 cesserà di produrre auto a Termini Imerese. Sul binario delle chiusure promesse il treno dell’Italtel di Carini corre, anch’esso, la sua ultima corsa. Non entriamo nel merito delle problematiche sociali e occupazionali che pure ci stanno a cuore. Occupiamoci solo della spesa elettrica. Dalla borsa energetica siciliana verrà a mancare dunque una fetta corposa di domanda: due importanti poli industriali, al giro di boa del 2013, non chiederanno più corrente elettrica né alla Sicilia nè al Gestore del sistema elettrico Italia.

Da Palermo a Siracusa. L’accordo di programma per il petrolchimico di Priolo prevedeva la costruzione di un impianto di Glicole, energivoro per caratteristiche naturali di marcia e processo, a corredo della filiera dell’Etilene. Nulla di fatto, l’accordo di programma non è stato e, almeno per questo capitolo di spesa, non verrà saldato dal Ministero delle Attività Produttive :quell’impianto mai si farà, e la domanda energetica, per il contesto siracusano, rimarrà tale e quale.

Spostiamo la nostra indagine sul petrolchimico di Gela. Nessuna nuova installazione industriale a budget per l’anno in corso e per quelli a venire, anzi, dal 2001 a oggi hanno cessato di recitare la propria parte sulla scena del consumo energetico (e del lavoro) ben tre grossi impianti, ossido di etilene, ammoniaca, e cracking, energivori –più che mai- anch’essi. Raffinerie di Milazzo stessa sorte, stessi giochi.

Da Nord a Sud, da Est a Ovest, in Sicilia si registrano solo fermate d’impianti e chiusure. Eni, Enel, Erg, per citare la rappresentanza  industriale più importante, per numeri economici e per persone stabilmente occupate, vanno via, gradatamente, in silenzio. Non abbiamo dimenticato la nostra Ragusa in questa breve analisi del mercato elettrico siciliano, ci mancherebbe, ma il bilancio energetico del territorio non desta preoccupazioni, è pressoché uguale a quello del 1970, o poco più.

Dunque, a che serve avere una Centrale Nucleare in Sicilia dove la certezza di sviluppo è una chimera e la promessa di crescita è risolta nella filiera della deindustrializzazione? C’è il rischio che questa assurda corsa all’energia condanni ancora una volta i siciliani alla triste sorte d’un appendice coloniale dell’Italia a trazione settentrionale. Ieri con l’inganno del Grande lavoro per la Grande industria, oggi con il bluff del nucleare.

                                                                        Giuseppe Scarpata

                                                                    Segretario provinciale Uilcem