L'avvento di rumeni e polacchi
di Telenova
Ragusa – I tunisini vanno via dalle serre iblee. E’ una delle conseguenze della gravissima crisi agricola che ha colpito al cuore l’economia della fascia trasformata ragusana. Ma alla base di questo nuovo flusso di migrazione al contrario, non vi è soltanto la recessione e il crollo della serricoltura. I tunisini, e in minor parte gli algerini, sempre più frequentemente vengono sostituiti nelle serre dai braccianti dell’est, soprattutto rumeni, ma anche polacchi, che si prestano a lavorare in nero, a sottostare alle regole del caporalato, a svolgere otto ore di lavoro per quindici o al massimo venti euro al giorno. Il fenomeno è sempre più evidente a Santa Croce Camerina dove gli istituti di credito stanno assistendo alla chiusura dei conti correnti bancari, che erano stati aperti da anni, dai braccianti magrebini trapiantati sul territorio locale. “Mi risulta”, spiega il sindaco Lucio Schembari, “che, negli ultimi mesi, in un istituto di credito di Santa Croce siano stati chiusi una ventina di conti correnti aperti da tunisini”. Dove vanno gli ex braccianti nord africani che lasciano la provincia di Ragusa? “Alcuni stanno decidendo di trasferirsi al Nord per investire quello che hanno risparmiato in tanti anni di fatica”, commenta il sindaco del paese che detiene la più alta percentuale di presenze straniere in Sicilia, “ma in tanti stanno ritornando nella loro terra”. I magrebini non vogliono sottostare alle crudeli regole del mercato, alle leggi inique di una serricoltura che, per sopravvivere, sta mettendo da parte la legalità sfruttando il lavoro di braccianti irregolari: chi può, con orgoglio e dignità, sta decidendo di andare via e ricominciare daccapo al proprio paese. A Santa Croce, sono i dati aggiornati al 31 dicembre 2008, che fanno parte delle statistiche del dossier Caritas Migrantes, soggiornano 968 tunisini regolari (di cui 238 donne). Ma cresce la presenza dei rumeni (205), che sta per raggiungere il numero degli albanesi (277). “I tunisini della prima ondata di migrazione sono perfettamente integrati, rispettosi delle regole, benvoluti dalla popolazione locale”, afferma Schembari, “mentre i problemi di convivenza esistono fra la popolazione locale e la nuova ondata di tunisini, spesso giovani, single, senza famiglia, che non si sentono santacrocesi”.
© Riproduzione riservata